Xbox e l’AI nello sviluppo dei giochi: il manager che ha parlato troppo

Un manager di Xbox ha scritto su X quello che molti sospettavano, poi ha cancellato tutto. Xbox non ha mai preso una posizione ufficiale sull’AI generativa: l’ha presa lui per l’azienda. Brandon Stirrup, strategy manager nella divisione Xbox, ha dichiarato che gli studi usano già l’AI generativa per sviluppare giochi e che chi sostiene il contrario “si sta solo atteggiando”. Il giorno dopo i post non c’erano più e l’account era disattivato.
Le frasi sono state archiviate altrove prima della sparizione, quindi il contenuto resta. Il ritiro dice più della dichiarazione: in un’industria dove quasi tutti usano l’AI e quasi nessuno lo mette per iscritto, chi lo dice in pubblico diventa un problema.
Cosa ha scritto Stirrup
La frase chiave riguarda l’atteggiamento: secondo Stirrup chi nega l’uso dell’AI negli studi “si sta solo atteggiando”. Non è un’opinione sul futuro, ma sul presente. La produzione usa già questi strumenti e il silenzio pubblico serve a non attirare critiche.
Il tempismo è curioso. La dichiarazione arriva mentre Microsoft costruisce Xbox Labs, un team nato almeno in parte come risposta al boom dei port realizzati con l’AI. Nell’annuncio l’AI non era nominata, ma il contesto la suggeriva.
Chi ammette l’AI e chi la rifiuta
Tra i grandi studi la linea è chiara: l’AI serve a velocizzare la produzione. Capcom, Square Enix, Sega, Nexon e Activision l’hanno già usata o hanno promesso di farlo. Epic Games è la più esplicita, con Tim Sweeney che la promuove sui social.
Dall’altra parte ci sono realtà piccole e indipendenti, senza azionisti da convincere con il risparmio sui costi: Finji (editore di Tunic), ConcernedApe (Stardew Valley) e Strange Scaffold sono tra i contrari dichiarati. Gli studi che rifiutano l’AI sono tanti, quindi “lo fanno tutti” è falso già così.
I sondaggi di settore parlano di tassi di adozione intorno al 90 per cento. Numeri da prendere con le pinze: i campioni sono piccoli e la definizione di “AI” cambia.
Dove l’AI entra davvero in un gioco
Il punto non è se l’AI c’è, ma dove sta. I casi che fanno arrabbiare sono gli asset generati che finiscono nel gioco finale: voci sintetiche come quelle di The Finals, oppure arti create dall’AI e mai sostituite. Spesso gli studi hanno spiegato che erano placeholder, come nel caso recente di Crimson Desert.
Il codice invece passa più facilmente, anche tra chi boicotta l’AI nel resto del flusso. Port, QA, localizzazione e prototipazione sono le aree dove l’uso è più diffuso e meno visibile al giocatore.
L’AI da sola non produce giochi giocabili senza sviluppatori esperti, ma la promessa di produttività è già usata per giustificare tagli al personale. Un dato si vede: l’aumento di giochi di bassa qualità, spesso copiati da altri progetti, nelle demo di Steam Next Fest.
TIP: su Steam la scheda di un gioco include una sezione sulla disclosure dell’AI generativa. Se non la trovi, il gioco potrebbe non averla dichiarata per intero: controlla la pagina del negozio prima di comprare, non dopo.

Cosa dovrebbe pretendere chi gioca
La richiesta più concreta non è “zero AI”, ma trasparenza verificabile. Sapere se un asset è stato generato, in quale fase e con quale revisione umana cambia la scelta di acquisto e premia chi lavora in un modo invece che in un altro.
Qualcosa si muove dal basso: un’estensione per browser rende più visibili le dichiarazioni AI di Steam, mentre alcuni sviluppatori mettono etichette che certificano i giochi come privi di AI. Strumenti piccoli, che spostano il problema dal piano morale a quello informativo.
Sul fronte regole il precedente più interessante arriva dagli Stati Uniti, con la legge sul potere dei giocatori che impone una modalità offline prima della chiusura dei server. Stessa logica: sapere cosa si compra e cosa resta quando l’azienda cambia idea.
Il tema si intreccia con l’hardware. La recensione del ROG Xbox Ally X20 mostra quanto il confine tra console, portatile e PC sia labile. Lo stesso vale per chi usa il Game Pass su Android: conta il catalogo, che è fatto di giochi prodotti in un certo modo.
Domande frequenti
Xbox ha confermato l’uso dell’AI nei suoi giochi?
No. Xbox non ha mai dichiarato ufficialmente di usare l’AI generativa nello sviluppo. La frase viene da un dipendente, Brandon Stirrup, che ha poi cancellato i post e disattivato l’account.
Chi ha cancellato i post di Stirrup?
Non è stato comunicato. I post sono spariti il giorno dopo la pubblicazione, insieme alla disattivazione dell’account. Xbox non ha spiegato chi abbia deciso.
L’AI può creare un gioco da sola?
No. Senza il supporto di sviluppatori esperti l’AI non produce giochi giocabili. Il rischio concreto è un altro: usare la promessa di produttività per ridurre il personale, con risultati di qualità inferiore.
Come capire se un gioco usa l’AI generativa?
Su Steam la scheda del gioco contiene una sezione dedicata alla disclosure dell’AI. Esistono anche estensioni per browser che rendono queste dichiarazioni più visibili, oltre a etichette “AI-free” proposte dagli stessi sviluppatori.
