Nvidia, chip AI venduti a un ufficio vuoto in Cina: il buco nelle liste nere

Un ufficio grigio e vuoto, con i cavi che pendono dal soffitto al posto delle luci. È la sede che New Matrix dichiara in Cina. Secondo l’inchiesta del New York Times è anche una delle aziende autorizzate dal governo americano a trattare i chip H200 di Nvidia. The Verge l’ha ripresa il 7 novembre con un titolo netto: gli Stati Uniti hanno permesso a Nvidia di vendere chip a un ufficio vuoto.
La questione non è l’indirizzo fantasma. È il metodo: per il Times non è una svista isolata, ma uno schema di società legate a entità sotto restrizioni finite nella lista di chi compra acceleratori AI.
Cosa ha trovato il New York Times
Al civico indicato da New Matrix il direttorio del palazzo non riporta l’azienda. All’agenzia immobiliare del polo industriale receptionist e manager non hanno trovato alcun documento della società. L’impresa è stata creata 17 mesi fa e online resta pochissimo: nessun sito, nessun dipendente.
The Verge sottolinea un dettaglio che pesa più dell’ufficio vuoto. I proprietari hanno legami con un fondo di private equity cinese nella blacklist americana dal 2024. Il filtro che dovrebbe fermare le aziende vicine a soggetti vietati non ha fermato questa.
Perché il nome nella lista conta più dell’indirizzo
Le liste americane non vietano un prodotto in assoluto: vietano di venderlo a determinate entità. Chi è in lista non compra. Per aggirare il muro basta una società nuova, con un indirizzo, una partita IVA e nessun legame evidente con il soggetto bloccato.
Se la verifica si ferma al nome sul documento, il giro è fatto. Ed è per questo che la segnalazione riguarda il Dipartimento del Commercio prima ancora di Nvidia: l’autorizzazione passava da lì.
Dal divieto di Biden al 15 per cento di Trump
Con Biden le vendite di chip avanzati alla Cina erano vietate. L’amministrazione Trump ha allentato i limiti, dopo che Nvidia ha accettato di versare al governo il 15 per cento delle vendite. Nello stesso periodo l’azienda ha spinto forte sul piano politico, con una campagna di lobbying portata avanti in prima persona da Jensen Huang.
Il quadro è strano: un’autorizzazione con assegno, un ufficio vuoto che la ottiene e un controllore che non controlla. Nel frattempo Huang è finito al centro di un caso di spionaggio attribuito al ministero della Sicurezza cinese, raccontato nel pezzo di ieri sulla spia che puntava al CEO.
Perché ci riguarda, anche in Italia
Chi paga un abbonamento AI non tratta H200. Ne subisce le conseguenze indirette.
- Capacità: se i chip escono dagli stessi canali, la domanda globale si sposta e i tempi di accesso al cloud si allungano.
- Prezzi: la disponibilità di acceleratori muove il costo al token. Liste permissive tengono i prezzi bassi, controlli rigidi li alzano.
- Fiducia: un buco documentato rende più probabile la prossima stretta, con effetto a catena su chi sviluppa modelli in Europa.
Vale anche per i modelli cinesi con chip di seconda mano: i 20.000 acceleratori Nvidia attribuiti ad Alibaba mostrano che i canali laterali esistono da mesi. L’approvazione dell’H200 con restrizioni di gennaio era già un compromesso scritto male.
Tip
Le liste americane si leggono per entità, non per paese: la stessa azienda può essere libera come fornitore e bloccata come cliente. Quando leggi di una società autorizzata, la domanda giusta non è cosa compra, ma chi la controlla e da quando esiste.
Cosa succede adesso
Il Times parla di schema ricorrente, quindi la palla passa al Commercio: o si stringono i criteri di verifica con sede reale, soci verificabili e storico, o ogni società nuova diventa un passaggio legittimo. Il nodo non è se Nvidia ha violato una regola scritta, ma se qualcuno ha verificato chi c’era dall’altra parte.
Domande frequenti
Che cos’è l’H200 di Nvidia?
È un acceleratore per data center, pensato per addestrare e far girare modelli di intelligenza artificiale. Non è un prodotto di consumo: costa decine di migliaia di dollari e finisce nei cluster di chi allena modelli. Per questo ogni autorizzazione è politica industriale.
New Matrix è nella lista nera americana?
Non direttamente, ed è il nodo della vicenda. L’azienda sta nella lista di chi può comprare. I suoi proprietari hanno legami con un fondo di private equity cinese blacklistato dal 2024.
Il 15 per cento a chi va?
Al governo americano, sul valore delle vendite di chip verso la Cina. È la condizione che ha accompagnato l’allentamento dei limiti deciso da Trump.
Cosa c’entra con i prezzi che pago?
Poco in modo diretto, molto in modo indiretto. La quantità di acceleratori sul mercato legale muove il costo al token, quindi il prezzo di un abbonamento. Una stretta si trasferisce sui listini con qualche mese di ritardo.
