Meta chiude l’ennesima causa sulla dipendenza da social, poco prima del processo

Meta chiude l'ennesima causa sulla dipendenza da social, poco prima del processo
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Meta ha chiuso un’altra causa sulla dipendenza da social media. L’accordo è arrivato venerdì, a pochi giorni dall’inizio del processo nel tribunale di Los Angeles. Con questa intesa la società di Menlo Park esce dal banco degli imputati e lascia Snap come unico convenuto.

La causa l’aveva intentata una diciottenne del Mississippi, indicata con le iniziali K.D.B., che ha raccontato di aver passato ore a scrollare di notte, di aver perso concentrazione in classe e di essersi fatta del male con metodi visti in video sui social. I termini economici non sono pubblici e Meta non ha commentato.

È il terzo patteggiamento in questa vicenda, il primo che riguarda direttamente la società di Facebook e Instagram.

Cosa è successo nel tribunale di Los Angeles

La selezione della giuria era iniziata all’inizio della settimana. Il processo doveva durare settimane e sarebbe stato uno dei primi in cui una piattaforma avrebbe difeso in aula il design di feed, notifiche e algoritmi davanti a una giuria popolare.

L’avvocato della ricorrente, Emily Jeffcott, ha parlato di “una soluzione giusta” per la sua assistita, ribadendo l’impegno a migliorare la sicurezza dei ragazzi sulle app.

Prima di Meta, la stessa ragazza aveva già chiuso con TikTok e YouTube. Restavano quattro nomi, ora ne resta uno.

Perché Meta preferisce patteggiare

Un accordo extragiudiziale costa, ma non crea precedenti. Una sentenza sfavorevole sì. Se una giuria stabilisse che il design di Instagram ha contribuito al danno di una minorenne, quella decisione diventerebbe citabile in tutte le cause successive, comprese le migliaia già depositate negli Stati Uniti.

Il precedente esiste già. In un altro processo sulla stessa materia una giuria si era espressa contro Meta e YouTube, con un risarcimento di 6 milioni di dollari. Il problema non è la cifra, è cosa quella sentenza ha scritto.

Snap resta sola al banco degli imputati

Il processo va avanti con un solo convenuto. Il CEO di Snap, Evan Spiegel, dovrebbe testimoniare. Se lo farà, sarà la prima volta che il fondatore dell’azienda compare in un processo sulla dipendenza da social.

Snap sostiene che la causa “rappresenta in modo fondamentalmente errato” il funzionamento di Snapchat, un’app che si apre sulla fotocamera, non su un feed, senza classifiche di contenuti altrui né metriche di confronto sociale. Il portavoce dell’azienda ha aggiunto che le tutele nella piattaforma ci sono e che le prove lo dimostreranno.

È una linea difensiva ragionevole e fragile. Snapchat non ha un feed classico, ma ha altre leve di aggancio, dalle streak agli avvisi di presenza. La domanda per la giuria non è se l’app somigli a Instagram, ma se il modo in cui è costruita possa creare dipendenza in un’adolescente.

TIP: un accordo extragiudiziale non è un’ammissione di colpa e non fa giurisprudenza. Chiude la singola causa con un pagamento e un impegno al riserbo, senza che un giudice stabilisca chi aveva ragione. Per questo le aziende lo preferiscono: nessun precedente e nessun obbligo tecnico generalizzato.

Cosa significa per le cause in Europa

Negli Stati Uniti il contenzioso si regge sulla responsabilità civile e sulle leggi statali sui prodotti difettosi. In Europa il quadro è diverso ma non vuoto: il regolamento sui servizi digitali vieta la pubblicità personalizzata basata sul profiling dei minori e impone di valutare i rischi sistemici, inclusi quelli sulla salute mentale.

A Bruxelles il meccanismo non passa da una giuria popolare. Passa da verifiche di conformità, multe e richieste di modifica del design. È un percorso più lento ma più prevedibile. Per le aziende è potenzialmente più costoso, perché le correzioni arrivano prima del danno da risarcire.

Le cause civili europee restano possibili. I patteggiamenti americani pesano anche qui come indizio: se un’azienda chiude quattro volte prima di arrivare in aula, qualcosa sul merito ha smesso di essere ovvio. Sul tema il sito ha seguito l’ondata di cause contro Meta e le modifiche annunciate su Facebook e Instagram.

Domande frequenti

Quanto ha pagato Meta per chiudere la causa?

Non si sa. Le parti non hanno divulgato i termini e Meta non ha commentato.

Chi è rimasto a processo?

Solo Snap, dopo che la ricorrente aveva già chiuso con TikTok, YouTube e Meta.

Perché TikTok e YouTube sono usciti prima?

Hanno scelto la stessa strada: accordo e riserbo sui termini. Restare in aula significava rischiare una sentenza capace di orientare le cause future.

In Europa si può fare causa per dipendenza da social?

Sì, sulla base della responsabilità civile e delle norme nazionali a tutela dei consumatori e dei minori. Il percorso è più complesso che negli Stati Uniti.

Il processo contro Snap può ancora chiudersi con un accordo?

È possibile fino all’ultimo giorno. Se accadesse, resterebbe il fatto che nessuna delle piattaforme ha accettato di farsi giudicare da una giuria.

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