Università di osaka: carne coltivata di wagyu stampata in 3d a 4.500 yen per 100 grammi dal 2030

Un consorzio guidato dall’Università di Osaka si prepara a realizzare nel campus di Suita la prima linea produttiva al mondo capace di creare carne coltivata con una struttura tridimensionale simile a quella della carne vera. Il progetto punta a riprodurre anche la distribuzione del grasso tipica della carne wagyu, con una produzione pilota prevista per gennaio e l’obiettivo della commercializzazione entro l’anno fiscale 2030.

carne coltivata dell’università di osaka: una struttura simile alla carne vera

La tecnologia è sviluppata dalla coalizione “Alleanza per la creazione del futuro della carne coltivata”, coordinata dall’Università di Osaka. Il gruppo intende costruire una linea produttiva conforme agli standard internazionali di igiene alimentare HACCP, applicando la stampa 3D alla combinazione di cellule muscolari, adipose e vascolari.

come viene prodotta la carne coltivata in 3d

Il processo comincia con il prelievo, da carne bovina macellata, di cellule satelliti muscolari e cellule staminali adipose. Dopo una fase di coltivazione e moltiplicazione, le cellule vengono trasformate in un bioinchiostro filamentoso e depositate attraverso una stampante 3D. Successivamente, una coltura con perfusione favorisce la differenziazione cellulare. Le fibre di muscolo, grasso e vasi sanguigni vengono quindi unite fino a formare un blocco di carne. Dalla coltivazione cellulare alla forma finale sono necessari circa 30 giorni.

La ricerca è guidata dal professor Norimasa Matsuzaki, docente di chimica applicata all’Università di Osaka, che conduce il progetto dal 2023. Alla coalizione partecipano complessivamente 18 aziende e organizzazioni, tra cui:

  • Shimadzu Corporation
  • TOPPAN Holdings
  • Itoham Yonekyu Holdings
  • SigmaXYZ
  • ZACROS

carne coltivata 3d e differenze rispetto ai prodotti già disponibili

La soluzione sviluppata in Giappone si distingue dai prodotti già commercializzati in Paesi come Singapore, Stati Uniti e Israele. Molte delle proposte presenti sul mercato contengono ingredienti vegetali oppure utilizzano cellule muscolari coltivate per ottenere prodotti dalla consistenza simile alla carne macinata.

La tecnologia dell’Università di Osaka mira invece a riprodurre direttamente la struttura tridimensionale della carne bovina, con l’obiettivo di avvicinarsi maggiormente all’aspetto, alla consistenza e alla percezione della carne tradizionale. Durante l’Expo di Osaka-Kansai sono stati presentati due campioni di carne coltivata delle dimensioni di circa 9 per 15 centimetri. I primi test sensoriali hanno rilevato una consistenza e una tenacità paragonabili a quelle della carne vera.

prezzo previsto e commercializzazione della carne coltivata

La coalizione ha fissato un obiettivo iniziale di prezzo pari a 4.500 yen per 100 grammi, corrispondenti a circa 225 dollari di Hong Kong. Nel lungo periodo, l’aumento dei volumi produttivi dovrebbe contribuire a ridurre i costi di produzione.

Prima dell’avvio degli assaggi, la linea produttiva dovrà ottenere l’approvazione del comitato etico interno all’università. Le valutazioni riguarderanno sapore, profumo e consistenza. In base alle strategie future, la produzione potrebbe essere gestita direttamente dalla coalizione oppure affidata a operatori esterni.

norme giapponesi e prime applicazioni nei ristoranti

In Giappone la vendita della carne coltivata non è ancora consentita. Un gruppo di esperti dell’Agenzia per i consumatori sta lavorando alla definizione di linee guida sulla sicurezza. La futura attività commerciale dovrà quindi rispettare i requisiti stabiliti dalle autorità.

La prima finalità indicata dal professor Matsuzaki è creare un sistema che permetta ai consumatori di accedere al prodotto in condizioni di sicurezza. La strategia prevede inizialmente la possibile introduzione della carne coltivata all’interno dei ristoranti, prima di passare a un modello di produzione su larga scala.

carne coltivata e impatto ambientale dell’allevamento

La ricerca considera anche il peso ambientale della produzione bovina. Per ottenere un chilogrammo di carne di manzo sono necessari circa 11 chilogrammi di mangime a base di cereali, oltre a grandi quantità di terreni agricoli e acqua.

Secondo i dati riportati, il settore zootecnico è responsabile del 14% delle emissioni globali di gas serra, una quota paragonabile a quella dell’intero comparto dei trasporti. Anche il metano prodotto dai bovini contribuisce in modo rilevante all’impatto climatico.

Una società di consulenza statunitense prevede che, entro il 2040, la carne coltivata possa rappresentare il 35% del mercato mondiale della carne. La tecnologia viene quindi considerata sia una possibile risposta alle esigenze future di approvvigionamento alimentare sia uno strumento per contenere l’impatto ambientale degli allevamenti.

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