un dibattito regolatorio in crescita attraversa l’Unione europea, con una lobby dei broadcaster europei impegnata a chiedere norme più restrittive per le piattaforme video connesse. la questione riguarda i sistemi smart tv di grandi aziende tech, ritenuti in grado di influenzare le preferenze degli utenti e di modellare l’offerta di contenuti. l’obiettivo è estendere la tutela normativa ai servizi di streaming e alle interfacce di accesso ai contenuti.
lobby dei broadcaster europei contro le piattaforme smart tv
la associazione dei broadcaster commerciali e dei servizi di video on demand in europa sostiene che le piattaforme smart tv, tra cui google tv, apple tv, amazon fire tv e samsung tizen, dispongano di un potere sufficiente a muovere il traffico di ascolto, orientare gli ascolti e incidere sui rapporti con gli emittenti.200
secondo una recente analisi, l’associazione chiede di includere tali fornitori nel quadro normativo della DMA (Digital Markets Act) per garantire una concorrenza più ampia e una scelta maggiore per gli utenti. la richiesta si fonda sull’idea che controllando una quota rilevante del mercato europeo, poche entità possano modulare i risultati per milioni di utenti e di aziende.
quadro della dma e peso delle piattaforme
la DMA identifica come gatekeepers le grandi aziende che richiedono regole specifiche per evitare abusi di potere. tra i requisiti principali, non è consentito promuovere o imporre l’utilizzo di servizi propri, né ostacolare la possibilità di ricorrere a soluzioni di aziende concorrenti. le sanzioni possono arrivare a una penalità pari al 10% del giro d’affari annuo.
secondo i dati analizzati, samsung tizen detiene circa il 24% della quota di mercato, seguito da android tv con circa 23% e da fire tv os con circa 13%. tali numeri evidenziano la concentrazione del controllo e rafforzano la richiesta di intervento normativo.
contenuti e responsabilità delle piattaforme
l’argomento ruota attorno alla capacità delle piattaforme connesse di dirigere le preferenze degli utenti e di favorire i propri servizi. l’idea centrale è che, senza regole adeguate, le operazioni di promozione interna possano limitare la visibilità di soluzioni terze e restringere la libertà di scelta degli utenti.
assistenti vocali e intelligenza artificiale nel mirino normativo
tra le proposte emerge anche una visione estesa che riguarda i assistenti vocali come amazon alexa, google gemini e siri. l’obiettivo è includere tali strumenti nel perimetro della DMA, considerandoli come veicoli potenziali di influenza sui contenuti disponibili su smartphone e altri dispositivi connessi.
prospettive sull’inclusione degli assistenti
non si esclude l’applicazione di regole anche a tecnologie emergenti di intelligenza artificiale, inclusi i chatbot, per evitarne la funzione di gatekeeper implicito. la discussione è orientata a garantire che tali strumenti non limitino l’accesso a contenuti alternativi o a servizi concorrenti.
consistenza normativa e orizzonte futuro
in parallelo, l’Unione sta valutando l’estensione della DMA anche ad altri asset digitali, con l’attenzione rivolta ai nuovi scenari di uso delle IA e all’impatto sulle dinamiche di mercato. la posizione del settore mira a definire un equilibrio tra innovazione tecnologica, libertà di scelta e tutela degli operatori tradizionali.










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