GM paga 220 milioni a 36 Stati: aveva venduto i dati di guida agli assicuratori

General Motors pagherà 220 milioni di dollari a 36 Stati americani per chiudere le accuse di aver venduto dati sul comportamento di guida e sulla posizione dei conducenti a broker di informazioni. L’accordo è stato annunciato giovedì 29 ottobre.
Non è una condanna: è un accordo transattivo. La sostanza però resta e riguarda una filiera presente anche sulle auto vendute oggi in Europa.
Cosa prevede l’intesa
I procuratori generali di 36 Stati sostenevano che GM avesse ceduto a broker di dati le informazioni raccolte sulle abitudini di guida, che quei broker le rivendevano alle assicurazioni. Secondo il New York Times, che aveva aperto il caso nel marzo 2024, quei dati potevano pesare sul calcolo delle polizze.
L’accordo impone a GM il consenso esplicito prima di raccogliere o condividere dati di guida e posizione. Allinea l’azienda a quanto già concordato con la California e con la FTC. Aggiunge una verifica di conformità affidata a una terza parte indipendente.
Da dove arrivavano i dati
Il canale si chiamava Smart Driver, funzione gratuita nelle app delle auto connesse GM. Registrava e dava un voto al comportamento di guida, compreso l’uso della cintura.
Tra i destinatari finali, secondo il NYT, c’erano i broker LexisNexis e Verisk, che rivendevano alle assicurazioni. GM ha chiuso Smart Driver nel 2024, ma la chiusura non ha fermato le cause: a gennaio la FTC ha finalizzato un ordine che vieta a GM e a OnStar di condividere certe categorie di dati dei consumatori.
L’azienda replica che l’accordo riguarda un prodotto chiuso nel 2024. Ribadisce di non vendere più informazioni collegabili a una persona o a come guida. Può ancora cedere dati anonimizzati.
TIP: tre controlli da fare se hai un’auto connessa, anche europea.
- Cerca nell’app del costruttore le voci su “driving data”, “score di guida” o “programmi assicurativi”: sono le funzioni che raccolgono di più.
- Verifica se l’auto ha una connessione dati sempre attiva e chi la gestisce: il contratto dell’infotainment dice più del manuale.
- Chiedi all’assicuratore se la polizza usa dati telematici e da dove arrivano: se la scatola è dell’auto invece che della compagnia, la differenza conta.
Perché le assicurazioni li vogliono
Il comportamento di guida è il dato più prezioso per chi calcola un rischio: frenate, accelerazioni, orari, chilometri, cintura. Variabili che un modello attuariale vorrebbe sempre.
La telematica assicurativa esiste da anni, con dispositivi della compagnia e consenso del cliente. Qui però i dati nascevano da un servizio dell’auto e finivano a soggetti terzi, in una catena dove il conducente non vedeva i passaggi. Il punto non è la telematica, è la condivisione a valle, lo stesso meccanismo che rende delicati i dati raccolti dai servizi Google.
Auto connesse e Android Automotive
Nel 2026 le auto sono computer su ruote. GM sta aggiungendo un assistente AI a OnStar, con telecamere per viste live e registrazioni di incidenti e il controllo vocale del clima.
L’azienda dice che i clienti decidono cosa condividere, che le registrazioni sono cifrate e a tempo e che né GM né OnStar possono accedere ai filmati. Aggiunge però che chi non condivide avrà funzioni limitate.
Molte auto connesse usano Android Automotive come sistema di bordo. Non significa che Google raccolga i dati al posto del costruttore: il sistema è la piattaforma, l’auto è sua. Significa che in macchina convivono più livelli di raccolta, ognuno con la sua informativa.
Sul fronte opposto c’è chi quei dati li usa per costruire prodotti: Gemini arriva su Android Automotive nelle auto GM, quattro milioni di vetture nella prima fase. L’assistente ha bisogno di contesto: esattamente ciò di cui si sta discutendo.
Per chi guida negli Stati Uniti la novità concreta è il consenso esplicito. Per tutti gli altri resta il promemoria: un’auto produce più dati di uno smartphone e le impostazioni vanno guardate una volta.
Domande frequenti
GM ha ammesso di aver venduto i dati?
No. L’accordo chiude le accuse senza verdetto e senza ammissione di responsabilità. GM sostiene che l’intesa riguarda un prodotto chiuso nel 2024.
Quanto dovrà pagare e a chi?
220 milioni di dollari divisi tra i 36 Stati della coalizione. Prima c’erano stati gli accordi con la California e con la FTC.
Smart Driver esiste ancora?
No, chiuso nel 2024. Era una funzione gratuita nelle app delle auto connesse, che dava un punteggio alla guida.
I dati di guida finiscono davvero alle assicurazioni?
Secondo il NYT del 2024 sì, passando per broker come LexisNexis e Verisk, che li rivendevano alle compagnie. GM ora dice di non vendere più informazioni riconducibili a una persona.
Chi guida in Italia deve preoccuparsi?
L’accordo riguarda 36 Stati americani e non ha effetti diretti in Europa, dove vale il GDPR. Il meccanismo però è lo stesso: se un’auto raccoglie dati di guida, quei dati hanno un valore commerciale.
