Apple allarga l’accesso alle prove nella causa contro OpenAI sui segreti commerciali

Apple allarga l'accesso alle prove nella causa contro OpenAI sui segreti commerciali
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Il caso tra Apple e OpenAI si allarga. Il 27 ottobre il giudice Edward Davila ha concesso a Cupertino un accesso più ampio alle prove nella causa per appropriazione di segreti commerciali, aperta in estate contro due ex dipendenti, OpenAI e io Products. Non è una sentenza sul merito, ma un passaggio che pesa: da qui passeranno i documenti su cui si costruirà il processo.

La decisione arriva due settimane dopo un primo via libera parziale. Il 13 ottobre Davila aveva accettato alcune richieste di discovery accelerata, che permette di raccogliere prove prima del processo. Il resto era stato respinto perché la definizione di “informazioni di origine Apple” era troppo larga.

Cosa può chiedere Apple adesso

Le due parti hanno trovato una formula più stretta, che il giudice ha adottato con qualche modifica. Il risultato è una lista di materiali che i convenuti devono consegnare.

  • I registri sull’uso di ChatGPT, Claude, Codex e altri strumenti di intelligenza artificiale da parte di Chang Liu, su dispositivi personali e aziendali.
  • Dettagli su dispositivi, account e app di messaggistica usati da Liu e da Tang Tan per accedere, conservare o condividere informazioni riservate.
  • Qualunque documento Apple eventualmente cancellato o distrutto, con data, modalità e responsabile.
  • Testimonianze di OpenAI e io Products sui lavori che toccano batterie, gestione dell’energia e finiture metalliche.
  • Testimonianze sui colloqui di assunzione di dipendenti Apple, per capire se sono state chieste informazioni riservate.
  • Le misure adottate, o non adottate, da OpenAI contro l’uso improprio di materiale Apple.

Il punto più interessante è il primo. Se Apple dimostrerà che l’ex dipendente ha interrogato un assistente AI usando dettagli interni, avrà una traccia documentata di cosa è uscito dall’azienda e quando.

Cosa resta fuori dal provvedimento

Apple non ha ottenuto tutto. Il giudice ha respinto le richieste sui dispositivi e sugli account di OpenAI, sulle indagini interne dell’azienda e su una possibile cancellazione di materiale riservato dal suo lato. Ha anche bocciato due richieste di testimonianza aziendale, definite “troppo ampie in questa fase” e più adatte alla discovery ordinaria.

In pratica il tribunale ha aperto di più sui due ex dipendenti, mentre l’accesso alle viscere di OpenAI resta limitato.

Chi sono i protagonisti

Chang Liu e Tang Tan sono i due ex dipendenti finiti nel mirino. Tan ha lavorato a lungo sui prodotti Apple e il suo nome era già circolato per il passaggio verso l’hardware di OpenAI. Dall’altra parte ci sono OpenAI e io Products, la società legata al progetto di Jony Ive e OpenAI per il dispositivo AI.

La tesi di Apple, ribadita ad agosto, è che informazioni riservate su prodotti e tecnologie siano state usate per accelerare lo sviluppo dell’hardware consumer di OpenAI. OpenAI ha respinto le accuse definendole infondate. Finora nessun giudice si è espresso sul merito.

TIP La discovery non è una condanna. È la fase in cui le parti si scambiano documenti e testimonianze prima del processo: che Apple ottenga più materiale significa che il tribunale ritiene la richiesta legittima, non che OpenAI abbia copiato qualcosa.

Perché conta adesso

OpenAI sta spingendo sul proprio hardware consumer e ogni settimana avvicina il momento in cui il dispositivo dovrà essere mostrato al pubblico. Una causa che chiede conto di come sono state sviluppate batterie, alimentazione e finiture arriva nel punto più scomodo.

C’è poi il fronte interno. A metà ottobre l’azienda ha messo in guardia i dipendenti dalle trappole dello spionaggio industriale, segno che la riservatezza è diventata un tema operativo. Dover consegnare i log delle conversazioni con i chatbot è l’ultima cosa che un reparto legale desidera.

Cosa succede nei prossimi 14 giorni

I convenuti hanno due settimane per produrre i documenti e rispondere alle domande. Apple potrà poi usarli per sostenere la richiesta di ingiunzione preliminare, quella che dovrebbe impedire l’uso ulteriore delle informazioni contestate.

Domande frequenti

Apple ha vinto la causa?

No. Ha ottenuto un accesso più ampio alle prove, un passaggio procedurale. Il merito, cioè se ci sia stato un furto di segreti commerciali, sarà deciso molto più avanti.

Che cosa rischia OpenAI in concreto?

Per ora tempo e trasparenza: deve consegnare registri, documenti e testimonianze entro 14 giorni. Se arriverà l’ingiunzione, potrebbe ricevere limiti sull’uso di specifiche tecnologie mentre il giudizio è in corso.

Perché il giudice ha respinto alcune richieste di Apple?

Perché le ha giudicate troppo larghe in questa fase. Due testimonianze aziendali sono state rimandate alla discovery ordinaria, quindi Apple potrà riproporle con tempi diversi.

Chi è io Products?

È la società collegata all’hardware per l’intelligenza artificiale nato dalla collaborazione tra Jony Ive e OpenAI, ed è tra i convenuti perché sviluppa il dispositivo al centro della controversia.

Quando ci sarà una sentenza?

Non c’è una data. La causa è stata depositata in estate e la discovery può durare mesi. Le tappe immediate sono la consegna dei documenti e la decisione sull’ingiunzione.

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