Spotify, l’AI per remixare i brani costerà 5 dollari in più

Spotify sta preparando un servizio musicale con intelligenza artificiale generativa e pensa di venderlo come add-on separato: da 4 a 5 dollari al mese sopra l’abbonamento Premium.
La notizia arriva dal Financial Times, ripresa da Reuters e Music Business Worldwide, parla di un lancio nel primo trimestre 2027. Non è una notizia Android, ma tocca ogni telefono che ha Spotify installato. E tocca soprattutto il portafoglio.
Quanto costerebbe davvero
Il punto che si perde nelle reazioni online è questo: non è un aumento di listino. Nelle intenzioni di Spotify l’AI sarebbe un add-on opzionale, quindi chi non lo attiva continua a pagare quello che paga oggi.
In Italia Premium Individual costa 11,99 euro al mese dal settembre 2025. Con l’add-on, se il cambio non viene ritoccato, si arriva intorno ai 16 euro. Più o meno quanto un piano Duo diviso in due, ma qui la musica la ascolta uno solo.
Da sapere: add-on non vuol dire aumento del prezzo. L’analista Ian Moore di Bernstein stima che tra il 7% e l’8% degli abbonati Premium statunitensi potrebbe attivare il servizio entro la fine del 2028. Per questo resta separato: un conto è alzare il prezzo a tutti, un altro è chiedere cinque dollari a chi ci crede.
Cosa si potrà fare con l’AI di Spotify
Secondo il FT il servizio permetterà di creare remix e cover di brani esistenti. Non quindi generare musica dal nulla: si parte da un pezzo che esiste e lo si rifà, cambiando genere, voce o arrangiamento.
Spotify sta anche costruendo un meccanismo perché i remix dei fan finiscano nelle playlist, con gli ascolti che contano per il brano originale nelle classifiche e i royalty che tornano agli artisti originali. È il dettaglio che rende l’idea vendibile alle major: se il ricavo non è tracciabile, la licenza non arriva.
Il co-CEO Gustav Soderstrom ha sostenuto che il servizio può diventare un nuovo modo per gli artisti di guadagnare. Argomento ragionevole sulla carta, complicato da far digerire a chi scrive canzoni per mestiere. Nel frattempo Spotify ha già dovuto ripulire il catalogo da decine di milioni di brani falsi generati dall’AI e il precedente non aiuta a fidarsi.
Il nodo sono gli artisti, non la tecnologia
Spotify e Universal Music Group hanno incontrato singoli artisti per convincerli a rendere i propri brani disponibili al servizio. Le star contemporanee sono le più difficili da portare a bordo, mentre alcuni artisti storici avrebbero già detto sì.
La parte interessante è l’opt-out: ogni artista potrà restare fuori anche se la sua etichetta ha firmato l’accordo. Tradotto, il catalogo sarà a macchie di leopardo: si potrà remixare un cantautore degli anni Settanta e non l’hit dell’estate.
Il precedente che spiega come si muovono le etichette
A settembre Spotify ha introdotto in India e Bangladesh il Premium Early Access: chi non paga aspetta tre giorni per i dischi nuovi. Non era una trovata di Spotify, era una richiesta di Universal e la stessa finestra vale anche per YouTube Music e Amazon Music.
Il meccanismo è sempre lo stesso. L’etichetta concede qualcosa solo se il risultato si misura in abbonamenti o in ricavi contati. L’AI non fa eccezione: se il remix produce soldi tracciabili il catalogo si apre, se produce confusione sui diritti resta chiuso.
Cosa controllare adesso sul tuo abbonamento
Prima di tutto, come paghi. Se Spotify ti viene addebitato tramite Google Play, l’add-on dovrà passare dallo stesso canale e le condizioni le trovi nelle impostazioni degli abbonamenti dell’account Google, dove si può anche disdire e chiedere un rimborso.
Poi guarda che piano hai: un add-on pensato per il singolo difficilmente si adatta a Family e Duo. Le app per gestire gli abbonamenti servono proprio a vedere quanto esce ogni mese senza aprire cinque store diversi.
Ultima cosa: oggi non c’è niente da disattivare. Il servizio non esiste, non ha un prezzo ufficiale e non ha una data. Chi trova un pulsante “attiva l’AI di Spotify” sta guardando un’altra cosa, quasi certamente una truffa.
Domande frequenti
Quando arriva il servizio AI di Spotify?
Spotify punta al primo trimestre 2027, con una possibile presentazione intorno ai Grammy di febbraio. Sono tempi riportati dal Financial Times e non confermati, quindi possono slittare.
Aumenta il prezzo di Spotify Premium?
No. L’AI sarebbe un add-on opzionale da 4-5 dollari al mese, non un aumento del listino: chi non lo attiva resta sul prezzo attuale.
Si potranno remixare tutte le canzoni?
No. Serve la licenza dell’etichetta e il consenso dell’artista, che può restare fuori anche a etichetta firmata. Il catalogo sarà quindi incompleto e cambierà nel tempo.
Come faccio a non ritrovarmi l’addebito?
Quando il servizio uscirà sarà un abbonamento a sé, visibile nella pagina dell’account Spotify o nello store da cui paghi. Fino ad allora non esiste nessun addebito da bloccare.
