Tassa sull’intelligenza artificiale: bill gates rilancia l’idea per compensare l’impatto sull’occupazione

Lo sviluppo rapido dell’intelligenza artificiale potrebbe aprire una delle fasi più instabili della storia umana. Bill Gates ha evidenziato la scarsa preparazione di governi, esperti e opinione pubblica davanti a una trasformazione destinata a incidere sul lavoro, sull’istruzione, sulla sicurezza e sull’organizzazione sociale. Tra le proposte avanzate figurano la creazione di professioni riservate agli esseri umani e l’introduzione di imposte sull’uso dell’intelligenza artificiale e dei robot.

intelligenza artificiale e lavori riservati agli esseri umani

Secondo Gates, l’AI può diventare uno degli strumenti di riequilibrio più potenti mai sviluppati, ma rischia anche di trasformarsi in una fonte di disuguaglianza. Per questo, i responsabili delle politiche pubbliche dovrebbero valutare l’istituzione di alcune attività destinate esclusivamente alle persone, così da tutelare i lavoratori che incontrano maggiori difficoltà nel cambiare professione.

L’ipotesi viene paragonata a una sorta di area naturale protetta: anche quando una macchina è tecnicamente in grado di svolgere un compito, potrebbe essere opportuno lasciare all’essere umano la possibilità di occuparsene. Un esempio riguarda la comunicazione di una notizia negativa a un paziente. Un robot potrebbe farlo con precisione, ma ciò non significa che debba necessariamente assumere un ruolo che richiede empatia, sensibilità e vicinanza umana.

tassa sui token e sui robot per correggere il sistema fiscale

Gates ha messo in discussione l’attuale struttura tributaria, sottolineando una differenza tra il lavoro umano e l’automazione. Le aziende pagano imposte sugli stipendi dei dipendenti, mentre l’acquisto di robot o software basati sull’AI può essere registrato come costo aziendale deducibile nell’immediato. Secondo questa impostazione, il sistema finirebbe per incentivare la sostituzione della manodopera con le macchine.

le proposte fiscali delle aziende tecnologiche

Nel giugno 2026, Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aveva suggerito una tassa del 3% sui ricavi generati dall’intelligenza artificiale, destinata a sostenere le persone rimaste senza lavoro a causa dell’automazione. OpenAI, in un documento pubblicato ad aprile, aveva invece proposto un’imposta sulla forza lavoro automatizzata, la creazione di un fondo sovrano e una possibile settimana lavorativa di 32 ore.

Queste misure mirerebbero a compensare la riduzione delle entrate derivanti dalle imposte sugli stipendi e le conseguenze sulla protezione sociale. Gates aveva già sostenuto un’idea simile nel 2017, quando aveva ipotizzato una tassa sui robot.

  • Bill Gates, cofondatore di Microsoft
  • Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic

impatto dell’AI paragonato alla riorganizzazione dopo l’11 settembre

La trasformazione non riguarderebbe soltanto l’occupazione. L’intelligenza artificiale potrebbe influenzare in modo esteso l’istruzione, la sicurezza pubblica e il funzionamento complessivo della società. Gates ha descritto l’adeguamento necessario come più ampio rispetto alla riorganizzazione avvenuta dopo gli attentati dell’11 settembre 2001.

La situazione sarebbe resa più complessa dalle differenze tra i Paesi nell’accettazione dell’automazione, con possibili difficoltà nel coordinamento delle politiche internazionali. Le prime posizioni a subire gli effetti dell’AI potrebbero essere i lavori d’ingresso e quelli di livello intermedio. Anche le professioni manuali, secondo le previsioni riportate, potrebbero essere progressivamente coinvolte nell’arco di dieci anni.

giovani, pensiero critico e capacità sociali

Gates ha espresso preoccupazione anche per l’impatto dell’AI sulla crescita dei giovani. Un uso esteso di strumenti capaci di fornire risposte immediate potrebbe indebolire il pensiero critico e favorire un atteggiamento eccessivamente dipendente o conforme.

Riflettendo sulla propria esperienza, ha osservato che la disponibilità, durante la sua giovinezza, di un assistente conversazionale particolarmente accondiscendente avrebbe potuto ridurre la motivazione a sviluppare relazioni sociali, capacità comunicative e interazioni personali.

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