Funghi terrestri sulla luna: la scoperta della nasa, possono sopravvivere per settimane al polo sud lunare

Una nuova ricerca della NASA mette in discussione l’idea secondo cui la superficie lunare sarebbe totalmente incompatibile con la sopravvivenza di organismi terrestri. Alcuni funghi e batteri provenienti dalla Terra potrebbero infatti resistere per giorni o settimane nelle regioni del polo sud lunare sempre in ombra, con possibili conseguenze sulle regole di sterilizzazione delle navicelle e sulla scelta delle future aree di atterraggio.

NASA e microrganismi terrestri: lo studio sul polo sud lunare

La ricerca, pubblicata sulla rivista Science Advances e coordinata da Prabal Saxena del NASA Goddard Space Flight Center, ha esaminato la capacità di sopravvivenza di cinque microrganismi comuni nell’organismo umano e negli ambienti delle navicelle spaziali.

Le specie analizzate e le aree di atterraggio

Per ricostruire le condizioni del polo sud della Luna, il gruppo di ricerca ha utilizzato i dati topografici e termici raccolti dal Lunar Reconnaissance Orbiter. Le simulazioni hanno preso in considerazione tre zone candidate per le missioni Artemis: Nobile Rim, Connecting Ridge e de Gerlache Rim.

Le temperature lunari presentano variazioni estreme: nelle aree permanentemente in ombra possono scendere fino a –201 gradi Celsius, mentre le zone illuminate dal Sole possono raggiungere i 54 gradi Celsius. I valori sono stati confrontati con i limiti di resistenza già conosciuti per ciascun microrganismo.

  • Bacillus subtilis, noto come bacillo del fieno;
  • Staphylococcus aureus, o stafilococco aureo;
  • Deinococcus radiodurans, celebre per la sua resistenza alle radiazioni;
  • Aspergillus niger, conosciuto come fungo dell’aspergillo nero;
  • Fusarium, un genere di funghi filamentosi.

Aspergillus niger: il fungo più resistente nelle simulazioni

I risultati indicano che Aspergillus niger è il microrganismo con la maggiore capacità di resistenza tra quelli esaminati, superando anche il Deinococcus radiodurans, generalmente associato a un’elevata tolleranza alle radiazioni.

La presenza di una parete cellulare spessa e di pigmenti scuri consente al fungo di affrontare meglio i raggi X, le radiazioni cosmiche e la luce ultravioletta. Queste caratteristiche sembrano renderlo particolarmente adatto alle condizioni difficili delle regioni polari lunari.

La durata della sopravvivenza dei funghi lunari

Secondo le simulazioni, durante l’inverno lunare il fungo potrebbe trovare condizioni compatibili con la sopravvivenza nel 15-30% delle aree parzialmente illuminate. In circa il 3% della superficie analizzata, la permanenza potrebbe raggiungere almeno sette giorni.

All’interno di alcuni crateri completamente immersi nell’ombra permanente, i modelli indicano una possibile sopravvivenza di diverse settimane o persino alcuni mesi. Il Fusarium mostra una resistenza simile, anche se leggermente inferiore.

Microrganismi sulla Luna: sopravvivenza e contaminazione

Lo studio ha valutato esclusivamente la possibilità di sopravvivenza, non la capacità di crescita o riproduzione. In ambiente lunare, questi organismi entrerebbero con ogni probabilità in una condizione di quiescenza, senza moltiplicarsi attivamente né diffondersi.

Anche una permanenza passiva sarebbe sufficiente a creare un rischio scientifico. Una navicella potrebbe infatti trasportare materiale biologico terrestre in aree di grande interesse, provocando la contaminazione dei campioni lunari e rendendo più complessa l’interpretazione dei risultati.

Il polo sud lunare e l’importanza delle regioni in ombra

Le aree permanentemente in ombra del polo sud lunare sono considerate tra i luoghi più promettenti per la presenza di ghiaccio d’acqua. Per questo rappresentano un obiettivo centrale del programma NASA Artemis e dei futuri progetti di esplorazione congiunti tra Russia e Cina, che prevedono missioni con equipaggio negli anni Trenta.

Il ghiaccio potrebbe essere utilizzato come risorsa per i sistemi di supporto alla vita. La scarsità di luce solare e di esposizione alle radiazioni, unita alle temperature estremamente basse, può però favorire la conservazione dei microrganismi invece della loro rapida distruzione. Il fenomeno distingue queste zone dalle superfici lunari maggiormente esposte al Sole.

La Luna come archivio naturale della storia terrestre

La ricerca evidenzia anche la possibilità che microrganismi terrestri siano trasferiti naturalmente tra Terra e Luna attraverso impatti di meteoriti e particelle di polvere. Per questa ragione, il nostro satellite potrebbe conservare tracce della storia della Terra, del Sistema Solare e dell’ambiente spaziale, assumendo il valore di una sorta di capsula del tempo naturale.

Artemis e nuove regole per la protezione planetaria

La NASA prevede di riportare gli astronauti sulla superficie lunare già nel 2028 con la missione Artemis IV e di realizzare una base permanente entro il 2036. L’avvicinarsi di queste scadenze potrebbe richiedere una revisione delle procedure dedicate alla pulizia delle navicelle, alla formazione degli astronauti e alla selezione dei siti di atterraggio.

Gli enti spaziali dovranno quindi valutare sistemi di sterilizzazione più rigorosi, così da ridurre il rischio di contaminare le aree lunari di maggiore interesse scientifico. La stessa questione riguarda le future missioni su Marte, dove sarà essenziale distinguere eventuali tracce di vita locale dagli organismi trasportati accidentalmente dalla Terra.

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