Una campagna di hacking attribuita alla Corea del Nord avrebbe compromesso oltre 1.600 organizzazioni in 57 Paesi. Tra le aziende indicate dal ricercatore che ha analizzato l’operazione figura anche oppo, mentre l’obiettivo principale degli attacchi sarebbe stato il furto di criptovalute attraverso l’accesso a sistemi aziendali e infrastrutture blockchain.
campagna hacker nordcoreana contro oltre 1.600 organizzazioni
Secondo le informazioni raccolte dal ricercatore di cybersicurezza Vangelis Stykas, l’attività informatica sarebbe andata avanti per diversi anni. Stykas afferma di aver trascorso quasi due anni all’interno delle infrastrutture utilizzate dagli hacker, individuando tracce riconducibili a numerose violazioni in tutto il mondo.
La portata degli attacchi sarebbe particolarmente significativa: tra le organizzazioni coinvolte, 700 o 800 avrebbero subito intrusioni molto dannose, con la concessione agli aggressori di privilegi elevati e accesso ai sistemi interni. Le informazioni sono state presentate durante una conferenza dedicata alla sicurezza informatica.
oppo tra le organizzazioni indicate dal ricercatore
Nel corso della presentazione, Stykas ha reso pubblici i nomi di circa una dozzina di realtà che, secondo le sue dichiarazioni, sarebbero state colpite. L’elenco comprenderebbe aziende tecnologiche, società del settore delle criptovalute, strutture sanitarie e agenzie governative.
organizzazioni citate nel rapporto
- oppo
- coinbase
- uniswap labs
- boston children’s hospital
- diverse agenzie governative
Il ricercatore avrebbe scelto di identificare soprattutto le organizzazioni che hanno risposto alle sue segnalazioni oppure che hanno corretto le vulnerabilità individuate.
falsi colloqui di lavoro usati per distribuire malware
La tecnica impiegata dagli aggressori avrebbe preso di mira soprattutto gli sviluppatori software. Le vittime venivano contattate con proposte di lavoro apparentemente molto remunerative e invitate a svolgere test di programmazione durante il processo di selezione.
Secondo la ricostruzione, i test nascondevano un software malevolo che, una volta installato, consentiva di sottrarre le credenziali degli sviluppatori e di penetrare nelle reti aziendali. Una modalità simile era già stata segnalata da Microsoft nell’ambito della campagna denominata Contagious Interview.
criptovalute e accessi privilegiati tra gli obiettivi
Le intrusioni avrebbero potuto esporre dati aziendali sensibili, anche se l’interesse principale degli hacker sembrerebbe rivolto ai portafogli di criptovalute e alle infrastrutture blockchain. Il mantenimento di un accesso persistente ai sistemi compromessi rappresenterebbe inoltre un rischio per eventuali future attività di spionaggio o per ulteriori attacchi.
Non è stato possibile stabilire quali informazioni, se presenti, possano essere state sottratte a oppo né se l’episodio abbia prodotto conseguenze per gli utenti degli smartphone dell’azienda. Diverse organizzazioni menzionate nel rapporto non avrebbero risposto alle richieste di commento, lasciando non chiariti gli eventuali effetti concreti delle violazioni.





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