Quanto vale il tuo vecchio Android: permuta, usato o riciclo

Hai un Android in un cassetto e non sai se valga la pena venderlo. Risposta breve: quasi sempre sì, ma il canale conta più del modello. Lo stesso telefono può rendere 180 euro su Subito oppure 70 euro in permuta ufficiale, con la stessa condizione d’uso.
Qui sotto trovi la curva del valore, il confronto tra i quattro canali, la procedura esatta per cancellare l’account e i trucchi che evitano il classico taglio di prezzo all’ultimo minuto.
Quanto vale un Android usato? I numeri di partenza
Un Android perde valore con una curva prevedibile e non lineare. I primi sei mesi sono una frana, poi il prezzo si appiattisce. Le quote della tabella sono una media ricavata dai prezzi di ritiro e dagli annunci attivi sul mercato italiano a novembre 2026.
| Età del telefono | Quota del listino | Esempio su un modello da 800 euro |
|---|---|---|
| 0-6 mesi | 65-75% | 520-600 euro |
| 6-12 mesi | 50-60% | 400-480 euro |
| 12-24 mesi | 35-45% | 280-360 euro |
| 24-36 mesi | 20-30% | 160-240 euro |
| Oltre 36 mesi | 10-18% | 80-145 euro |
Due avvertenze. La prima: la fascia media perde più in fretta in percentuale. Un telefono da 300 euro dopo un anno vale il 45%, cioè 135 euro: troppo poco per giustificare una trattativa, abbastanza per ripensarci prima di regalarlo. La seconda: la quota si calcola sul prezzo di listino attuale, non su quello che hai pagato in offerta due anni fa.
Anche il modello pesa. I flagship Samsung e Google tengono meglio per gli aggiornamenti lunghi e il mercato dell’usato profondo.
Il fattore che sposta più di tutti non è il graffio sul bordo. È la batteria: sotto l’80% di capacità residua il compratore mette in conto una sostituzione da 40-80 euro e taglia il prezzo di quella cifra, più qualcosa per il fastidio di doverlo fare.
TIP: se il telefono non mostra la salute della batteria nelle impostazioni, non inventare una percentuale. Fai un test onesto: carica al 100%, usalo come al solito e annota a che ora arriva al 20%. Nell’annuncio scrivi “circa 6 ore di schermo acceso con uso misto”. È un dato verificabile e vale più di un 92% dichiarato senza prove.

Permuta ufficiale: comoda, veloce, quasi sempre la meno conveniente
Samsung, Google e Xiaomi hanno un programma di permuta nei rispettivi store. Dichiari modello e condizioni, il sito mostra un valore stimato, un corriere ritira il vecchio telefono e un laboratorio lo controlla.
Il valore stimato non è quello finale. Se lo schermo ha un graffio profondo che non avevi dichiarato, o se la batteria è sotto la soglia, la cifra scende. La differenza tra “valore massimo” e “valore garantito” è tutta qui: il primo è il caso migliore, il secondo quello che ti resta.
C’è un punto che sfugge a molti: il riconoscimento arriva come buono sconto e non come contanti. Il bonus permuta spesso non si somma alle altre promozioni del momento: se il telefono nuovo è già in offerta, il bonus può ridursi o sparire. Leggi le condizioni prima di dichiarare le condizioni del vecchio: la valutazione è vincolata a quello che scrivi.
In cambio ottieni zero trattative e zero truffe, con il ritiro a casa. Sull’usato Android la permuta rende di norma il 60-70% di quanto incasseresti da un privato. Se il tempo vale più della differenza, è una scelta razionale.
Prima di spedire fotografa tutto: schermo acceso, retro, bordi e scatola. Serve se il laboratorio contesta lo stato e prova a rivedere il prezzo.
Valutatori online: perché il prezzo cala alla consegna
I valutatori online fanno un preventivo in trenta secondi, mandano un corriere e pagano dopo la verifica. Sembrano la via di mezzo perfetta, ma il preventivo iniziale è una stima, non un prezzo.
L’algoritmo parte alto, perché deve farti cliccare. Alla verifica tecnica la cifra scende, in media del 15-40%, con motivazioni standard: micro-graffi non dichiarati, batteria sotto soglia, display o schermo sostituito da un centro non autorizzato.
C’è un dettaglio contrattuale che quasi nessuno legge: il preventivo è un’offerta, non un impegno. Se il prezzo rivisto non ti va, puoi rifiutare e riavere il dispositivo. Chiedi per iscritto, prima di spedire, chi paga il reso: molti accettano il taglio per non affrontare quella spesa.
La difesa è la stessa della permuta: un video di dieci secondi in cui accendi il telefono, mostri lo schermo bianco e giri intorno al bordo. Se poi arriva una proposta più bassa, hai le immagini per contestarla e la trattativa cambia tono. I tempi tipici sono 5-10 giorni tra ritiro e pagamento.
Vendere a un privato: più soldi, più lavoro
Subito, Facebook Marketplace ed eBay sono i canali che rendono di più: tra il 15 e il 30% in più di un valutatore online e fino al 40% in più di una permuta. Il prezzo giusto non si copia dagli annunci attivi, che restano lì proprio perché sono alti: si ricava dai “venduti” e dagli annunci spariti in pochi giorni.
Tra privati non esiste la garanzia di due anni riservata a chi vende per professione. Resta però l’obbligo di dichiarare i difetti che conosci: la formula “visto e piaciuto” non copre il dolo: un vizio nascosto taciuto può far annullare la vendita o ridurre il prezzo.
Sui pagamenti non improvvisare: bonifico istantaneo o contanti alla consegna. PayPal va bene in modalità “beni e servizi”, mai “amici e parenti”, dove non c’è tutela. Diffida del corriere mandato dall’acquirente, dell’assegno circolare e del finto bonifico mostrato da uno screenshot: sono i tre schemi classici. Per l’incontro scegli un luogo affollato e di giorno.
La spedizione conviene solo con pacco tracciato e assicurato, dopo aver visto l’accredito sul conto. Il resto è rischio inutile. Un annuncio fermo da due settimane al 10% sopra il mercato non si vende: si abbassa il prezzo di 20 euro e si riparte.
Cosa cancellare prima di consegnare il telefono
Qui si concentrano gli errori che rovinano la vendita. L’ordine conta più della fretta: prima si rimuove l’account, poi si resetta. Chi inverte i due passaggi consegna un telefono che al primo avvio chiede le credenziali del vecchio proprietario.
Si chiama FRP, Factory Reset Protection, ed è una protezione contro i furti: dopo un ripristino il dispositivo resta legato all’account Google configurato. Per il compratore è un fermacarte: la trattativa finisce lì.
La sequenza corretta è questa:
- Backup di foto, chat e file su Google One o sul computer.
- Disattiva “Trova il mio dispositivo” dalle impostazioni Google.
- Rimuovi l’account Google dal telefono.
- Togli SIM, eventuale microSD e l’eSIM dal profilo dell’operatore.
- Ripristina i dati di fabbrica.
- Riavvia e controlla che la procedura iniziale non chieda l’account.
I percorsi cambiano poco tra i brand:
- Samsung: Impostazioni, Account e backup, Gestisci account, Google, Rimuovi account. Poi Impostazioni, Generali, Ripristina, Ripristina impostazioni di fabbrica.
- Google Pixel: Impostazioni, Password e account, account Google, Rimuovi account. Poi Impostazioni, Sistema, Opzioni di ripristino, Cancella tutti i dati.
- Xiaomi (HyperOS): Impostazioni, Account Xiaomi, Esci. Poi Impostazioni, Informazioni sul telefono, Ripristina impostazioni di fabbrica, Cancella tutti i dati.
Controlla anche che l’IMEI sulla scatola coincida con quello nelle impostazioni: è la prima cosa che un compratore attento verifica. Non pubblicarlo per intero, oscura le ultime cifre.
TIP: il test dei trenta secondi. Dopo il ripristino accendi il telefono e arriva fino alla schermata di benvenuto. Se non compare nessuna richiesta di account, il blocco è sparito. Se compare un avviso che invita ad accedere con l’account precedente, l’account è ancora legato: rientra, ripeti la rimozione e resetta di nuovo.
Riciclo: quando è l’unica scelta sensata
Il riciclo rende zero euro, quindi ha senso solo quando la riparazione costa più del valore residuo. Il conto è semplice: se lo schermo è rotto e la sostituzione parte da 90-120 euro su un telefono che ne vale 100, non c’è partita. Se la riparazione costa meno del 40% del valore, invece, conviene sistemare e vendere.
Altri due casi senza discussione: batteria gonfia, che è un rischio incendio e non va caricata né spedita. Stesso discorso per una scheda madre con guasti intermittenti.
Dove si porta: l’isola ecologica del comune, nei contenitori RAEE, oppure in un negozio di elettronica che ritira il vecchio quando ne compri uno nuovo. Il telefono va resettato comunque, perché i dati personali non devono finire in un contenitore.
Mai nel cassonetto dell’indifferenziata: la batteria al litio può incendiarsi dentro un camion della raccolta. Prima di buttarlo, considera il riuso: un Android del 2020 con una batteria nuova diventa un ottimo monitor per la videosorveglianza domestica o un navigatore da auto. Ne parliamo in questa guida al riuso dello smartphone.
La sintesi operativa: sotto i 150 euro di valore il tempo di una trattativa non si ripaga, quindi permuta o riciclo chiudono la pratica in un pomeriggio. Sopra i 250 euro la vendita tra privati vale la mezz’ora di foto e le due settimane di attesa. In mezzo dipende dalla fretta.
Prima di tutto fai l’inventario: se il telefono è ancora in uso come muletto, il suo valore non è il prezzo di vendita ma quello che ti risparmia. In quel caso conviene tenerlo e cambiargli la batteria. Per il passaggio dei dati la procedura è in questa guida al trasferimento di WhatsApp.
Domande frequenti su quanto vale un Android usato
Quanto vale un Android di tre anni?
Tra il 20 e il 30% del prezzo di listino, quindi 160-240 euro su un modello da 800. Se la batteria è sotto l’80% o lo schermo è stato sostituito da un centro non autorizzato, la forchetta scende di altri 40-60 euro.
Conviene la permuta o la vendita tra privati?
La vendita tra privati rende in media il 30-40% in più, ma richiede da una a tre settimane e una trattativa. La permuta paga meno e arriva come buono sconto, però si chiude in pochi giorni senza rischi.
Posso vendere un telefono con lo schermo rotto?
Sì, a due condizioni: dichiari il danno con una foto e accetti un prezzo da ricambi. Un privato lo compra per ripararlo, un valutatore lo quota come difettoso e spesso lo rifiuta del tutto.
Cosa succede se non rimuovo l’account Google prima del reset?
Il telefono resta bloccato dall’FRP: al primo avvio chiede le credenziali dell’account precedente. Il compratore non può configurarlo e la vendita salta. Si risolve riaccedendo con quell’account e ripetendo la rimozione, ma servono password e verifica in due passaggi.
Devo dare la garanzia se vendo a un privato?
No, la garanzia legale di due anni vale solo per chi vende per professione. Resta l’obbligo di non nascondere i difetti conosciuti: se taci un guasto, l’acquirente può chiedere la risoluzione del contratto o una riduzione del prezzo.
Quanto costa smaltire un telefono vecchio?
Niente, se lo porti all’isola ecologica o a un negozio che aderisce al ritiro RAEE. Il costo dello smaltimento è già incluso nel prezzo di acquisto del dispositivo.
