Velocità della rete mobile: come misurarla e riconoscere il throttling

Il test fatto di fretta produce numeri che non valgono niente: ascensore, Wi-Fi ancora acceso, aggiornamento delle app in corso. Poi quel numero diventa un verdetto definitivo. Fa schifo, punto.
La banda mobile è la cosa più instabile che hai in tasca. Cambia con la cella, con l’ora, con quante persone guardano video nello stesso raggio di trecento metri. Misurarla male è facile. Misurarla bene richiede dieci minuti e un minimo di metodo.
Qui sotto trovi quel metodo: cosa misura davvero uno speedtest, come si imposta un test che regge, quali soglie contano oltre ai Mbps e come si distingue una cella congestionata da un gestore che ti sta limitando di proposito.
Cosa misura davvero uno speedtest
Uno speedtest fa una cosa sola: apre un trasferimento di dati con un server e cronometra quanto ci mette. Da lì ricava quattro numeri, ma quasi tutti guardano solo il primo.
- Download: quanti dati arrivano al telefono in un secondo, in Mbps.
- Upload: quanti ne partono. Conta per backup, videochiamate e foto sul cloud.
- Latenza, cioè ping o RTT: il tempo di andata e ritorno di un pacchetto. Sotto i 30 ms è buona, sopra i 100 ms si sente nelle chiamate e nei giochi.
- Jitter: quanto varia la latenza tra un pacchetto e l’altro. Un ping basso con jitter alto dà comunque una videochiamata a scatti.
Poi c’è l’unità di misura, che genera metà degli equivoci. I gestori e le app parlano in megabit al secondo, i download dei file in megabyte al secondo. Un megabyte vale otto megabit, quindi una linea da 100 Mbps scarica al massimo 12,5 MB/s. Se il browser segna 3 MB/s e il contratto promette 100 Mbps, non ti stanno truffando: state parlando due lingue diverse.
Ultimo dettaglio, il server. Ookla e simili scelgono il nodo più vicino per misurare l’ultimo tratto, non Internet intero. È una scelta sensata per giudicare la rete di accesso, ed è anche il motivo per cui i numeri degli speedtest sono quasi sempre più belli di quelli che ottieni scaricando dall’altra parte del mondo.
TIP: la mediana, non il record. Un singolo test non è una misura, è un aneddoto. Fanne tre di seguito sullo stesso server e prendi il valore centrale: quello è il numero che puoi raccontare. Il massimo assoluto è solo la volta in cui la cella era vuota.
Come impostare un test che regge
Le variabili da togliere sono cinque, due minuti in tutto. Se salti questo passaggio, il resto non serve a niente.
- Spegni il Wi-Fi. Sembra ovvio e ogni giorno migliaia di test “mobili” viaggiano su fibra perché il telefono è rimasto agganciato alla rete di casa.
- Chiudi quello che consuma. Backup delle foto, aggiornamenti del Play Store, cloud, torrent, patch di sistema. Android mostra il consumo per app in Impostazioni > Rete e internet > Utilizzo dati.
- Disattiva VPN e risparmio energetico. La VPN aggiunge un passaggio e falsa il risultato. Il risparmio energetico può limitare il modem per le app in background.
- Annota il contesto. Posizione, dentro o fuori un edificio, icona 5G o 4G, ora esatta. Senza questi dati il test non è confrontabile con nessun altro.
- Ripeti in tre momenti. Mattina presto, fascia serale tra le 19 e le 22, tarda notte. La differenza tra i tre risultati è la storia più interessante che puoi ricavare.

Se puoi, cambia anche il server: prima quello automatico, poi uno scelto in un’altra città. Se i risultati coincidono, il collo di bottiglia è nella tua cella. Se il server lontano crolla, il problema è più a monte o nel peering dell’operatore.
TIP: il telefono sul tavolo. Fai partire il test e non toccare il telefono. Muoversi tra stanze durante la misura cambia cella e il numero finale diventa la media di due reti diverse: bello da guardare, inutile da usare.
Le app e i limiti di ognuna
Nessuna app è neutrale: ognuna misura una cosa leggermente diversa. La tabella qui sotto spiega perché due test a un minuto di distanza possono dare 80 e 140 Mbps senza che nessuno sia sbagliato.
| Strumento | Cosa misura | Quando usarlo | Limite |
|---|---|---|---|
| Ookla Speedtest | Download, upload, ping, jitter e perdita di pacchetti, con storico | Misura rapida e confronto tra giorni diversi | Server vicino, risultato tendenzialmente ottimistico |
| nPerf | Download, upload, latenza e test di navigazione e streaming | Quando vuoi capire come si comporta il web, non solo il file | Test più lungo, consumo di dati maggiore |
| Fast.com | Solo download, da server Netflix | Verificare se il video viene limitato | Nessun upload e nessuna latenza: metà del quadro |
| Test integrato Android | Download, upload e ping con interfaccia essenziale | Controllo al volo, dove la voce esiste nelle impostazioni di rete | Pochi dettagli e nessuno storico affidabile |
| Ne.Me.Sys. (MisuraInternet) | Banda e RTT con software certificato AGCOM | Reclamo formale su linea fissa | Solo postazione fissa, non vale per la rete mobile |
Una nota sul primo nome della lista: Speedtest è di Ookla, la società che misura le reti dal 2006, ceduta nel 2026 ad Accenture, insieme a Downdetector.
Come capire se ti stanno limitando
Il throttling esiste, ma è anche la spiegazione che si dà a ogni problema. Prima di accusare il gestore, guarda cosa fa la rete al variare del traffico.
- Crollo dopo una soglia. Va veloce per giorni, poi il download si ferma intorno a un valore fisso. Se il contratto parla di giga illimitati con una soglia di priorità, quella è la spiegazione più probabile.
- Video a 480p con speedtest a 200 Mbps. Il classico: la banda c’è, ma il video viene trattato peggio. Fast.com e un test normale danno due numeri molto diversi: quello è il segnale.
- Hotspot lento, telefono veloce. Il tethering ha spesso un tetto separato, dichiarato o sepolto nelle condizioni.
- Una sola app lenta. Se solo un servizio arranca e tutto il resto corre, il filtro è per tipo di traffico, non un problema di copertura.
- Numeri da cap artificiale. Banda piatta e identica a ogni test, con ping basso. Quando il valore non si muove di un Mbps per tre giorni, non è una cella piena.
L’opposto è la congestione, che si riconosce dai numeri ballerini. Ping che sale mentre la banda scende, velocità diverse a duecento metri di distanza, sera da incubo e mattina perfetta. Lì il gestore non ti sta limitando: sta vendendo più banda di quanta ne ha in quella cella.
Il test che separa congestione e limite
Tre prove, mezz’ora in tutto e la diagnosi diventa ovvia.
- Prova dell’orologio. Stesso punto, stesso server, tre fasce orarie. Se alle 3 di notte la velocità è dieci volte quella delle 21, è congestione.
- Prova della VPN. Attiva una VPN e ripeti il test sull’app che sembra rallentata. Se il traffico filtrato riparte, il gestore stava guardando il tipo di dati. La VPN non aggira invece i tetti per volume: quelli restano.
- Prova della seconda SIM. Nello stesso punto, con un altro operatore. Se cambia tutto, il problema è del tuo gestore, non dell’edificio.
C’è poi il caso opposto: il telefono. Un modem che passa di continuo da 5G a 4G, un risparmio energetico aggressivo o un DNS privato mal configurato fanno più danni di una cella piena. Se il salto tra le due reti è continuo, il problema è nel dispositivo: succede anche su Pixel, dove un DNS privato mal configurato interrompe i dati mobili senza che la banda c’entri nulla.
Cosa dice la legge e cosa puoi chiedere
In Europa la trasparenza sulle velocità è un obbligo, non un favore. Il regolamento (UE) 2015/2120, quello sulla cosiddetta Internet aperta, impone agli operatori di indicare le velocità minime, normalmente disponibili e massime, oltre a gestire il traffico in modo trasparente e non discriminatorio.
Rallentare una singola app è vietato, salvo eccezioni precise: sicurezza della rete, attacchi, congestione temporanea. Le limitazioni per volume sono un’altra cosa e sono ammesse se scritte nel contratto. La differenza tra “illimitato” e “illimitato con soglia di priorità” sta tutta lì, quasi mai nella prima riga dell’offerta.
Sul fisso esiste uno strumento con valore probatorio: Ne.Me.Sys., il software certificato del progetto MisuraInternet di AGCOM. Gira su PC, misura solo la tratta di responsabilità dell’operatore con server nei punti di interscambio tra reti: produce un certificato che vale come prova di inadempienza. Se i valori restano sotto le bande minime garantite, dopo 30 giorni e una seconda misura certificata puoi recedere senza penali.
Sulla rete mobile non esiste un equivalente certificato: la variabilità è troppa perché un software possa dire “la colpa è dell’operatore”. Ti restano gli screenshot con data e ora, i test ripetuti, il confronto con un’altra SIM e il reclamo formale. Prima al gestore, poi alla conciliazione davanti al Corecom, poi ad AGCOM se la risposta non arriva o non convince.
Domande frequenti sulla velocità mobile
Perché lo speedtest va veloce e i video restano a 480p?
Perché sono due misure diverse. Lo speedtest verifica quanta banda passa tra te e un server generico. Il video dipende da come quel traffico viene trattato e dal server che lo serve. Se Fast.com segna 5 Mbps mentre Ookla segna 150, il sospetto di limite sul video è concreto.
Quanti test servono per avere un numero credibile?
Almeno tre per fascia oraria, in due fasce diverse, con lo stesso server. Sei test bastano per capire se il problema è costante o legato agli orari di punta.
Lo speedtest normale mostra il throttling?
Quasi mai, se il limite riguarda un tipo di traffico. Gli speedtest usano connessioni generiche e molti operatori le trattano bene, proprio perché sono visibili. Il limite su video, giochi o file hosting si scopre confrontando app diverse, non ripetendo lo stesso test.
La VPN elimina i limiti di velocità?
Aggira il filtro per tipo di traffico, perché il gestore non vede più cosa stai guardando. Non aggira i tetti per volume, contati sul totale dei dati. In una cella satura non crea banda che non c’è e aggiunge latenza.
Cosa faccio se la velocità è molto sotto il contratto?
Documenta prima di lamentarti: screenshot con data e ora, tre test per fascia, posizione annotata, confronto con un’altra SIM. Poi apri un reclamo formale al gestore e conserva il numero di pratica. Sul fisso la strada certificata è MisuraInternet. Sul mobile la partita si gioca sulla ripetibilità dei test.
Se ti serve un solo consiglio: smetti di misurare la rete una volta e inizia a misurarla come si misura qualsiasi cosa che cambia. Tre test, tre orari, un server fisso e un foglio dove annoti i risultati. In una settimana sai se il tuo gestore è lento o se guardi la rete nell’ora peggiore. Android 17 dovrebbe aggiungere una diagnostica per Wi-Fi e dati mobili che analizza la connessione e propone una soluzione: stessa sostanza, meno tentativi.
