Apple abbassa le commissioni dell’App Store a Taiwan: dal 30% al 26% dal 31 ottobre

Apple abbassa le commissioni dell'App Store a Taiwan: dal 30% al 26% dal 31 ottobre
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Apple ha comunicato agli sviluppatori che dal 31 ottobre la commissione standard dell’App Store di Taiwan scende dal 30% al 26%. La riduzione riguarda le app a pagamento e gli acquisti in-app, su iOS e iPadOS. La misura arriva dopo una serie di confronti con la Fair Trade Commission locale.

Quattro punti percentuali non sono una rivoluzione. Sono però la prova che anche un mercato senza una legge sul digitale alle spalle può ottenere qualcosa, se l’autorità antitrust insiste.

Come funziona il passaggio

La nuova aliquota si applica allo storefront taiwanese a partire da sabato 31 ottobre. Apple ha precisato una cosa che di solito manda in confusione gli sviluppatori: firmare i termini aggiornati entro quella data non è necessario per ottenere la commissione ridotta. L’aliquota cambia comunque, il contratto si adegua dopo.

L’azienda ha anche aggiornato l’Apple Developer Program License Agreement. Le versioni tradotte arriveranno entro un mese.

Nella dichiarazione inviata a 9to5Mac, Apple parla di discussioni costruttive e ribadisce la solita formula: l’App Store resta il posto più sicuro per gli utenti. Nessuna ammissione sul fatto che la commissione fosse un problema, solo un numero cambiato.

Una misura molto più timida delle altre

C’è una tentazione da evitare, leggere la notizia come “Apple cede ovunque”. In Giappone e in Brasile Apple ha aperto ai marketplace alternativi e ai pagamenti di terze parti, con strutture di commissione riscritte. Nell’Unione europea tariffe e termini commerciali sono stati rifatti per rispondere alle richieste della Commissione sul DMA. La settimana scorsa un giudice federale australiano ha ordinato ad Apple di consentire distribuzione e pagamenti alternativi dopo la causa con Epic. Apple ha già annunciato ricorso.

A Taiwan, invece, arriva solo uno sconto di quattro punti. Nessun marketplace alternativo, nessun pagamento esterno, nessuna revisione delle regole sulla distribuzione fuori dallo store. È la differenza tra aprire una porta e abbassare il prezzo del biglietto.

Il contesto coreano è di un altro ordine: il 28 ottobre i regolatori di Seul hanno multato Apple per circa 15,5 milioni di dollari e ordinato modifiche alle politiche di pagamento e alle commissioni discriminatorie.

Tip

Quando leggi notizie sulle commissioni degli store, guarda sempre due cose prima del numero: la data di entrata in vigore e il perimetro geografico. Una riduzione valida su un solo storefront nazionale non tocca le aliquote europee, che seguono il quadro DMA e una storia contrattuale completamente separata.

Cosa cambia per chi pubblica un’app

Per uno sviluppatore italiano oggi nulla cambia. Le commissioni che paga restano quelle del quadro europeo, rivisto nell’agosto 2026. La notizia conta come indicatore: quando un’autorità nazionale apre un fascicolo, Apple tende a chiuderlo con un taglio di aliquota invece che con un’apertura strutturale. È la strategia più economica. Finora le è bastata.

La Fair Trade Commission taiwanese non ha ottenuto un mercato alternativo, però ha ottenuto un precedente scritto: la commissione del 30% non è un dato di natura, è una scelta contrattuale negoziabile. Quando il numero si muove in un mercato, difenderlo come intoccabile altrove diventa più complicato.

Lo stesso meccanismo si è visto sul fronte Android, dove Google ha aperto il Play Store ai negozi rivali per ragioni simili. Nessuno dei due ha ceduto per generosità.

Le date da tenere d’occhio

Il 31 ottobre è la data secca per Taiwan, con le traduzioni del contratto attese entro fine novembre. Poi c’è il ricorso australiano, che potrebbe riaprire il capitolo della distribuzione alternativa nel giro di qualche mese.

Il dossier europeo sul DMA resta il banco di prova più duro, perché è l’unico dove Apple ha dovuto riscrivere le regole e non solo il prezzo. Taiwan mostra quanto poco basti per spuntare quattro punti su trenta.

Domande frequenti

La riduzione vale anche per le app italiane

No. Riguarda esclusivamente lo storefront di Taiwan, quindi le commissioni per chi vende nel mercato italiano restano quelle del quadro europeo.

Quanto si risparmia su un acquisto da 10 euro

Con la commissione al 30% restano 7 euro allo sviluppatore, con quella al 26% ne restano 7,40. Su un acquisto da 100 euro il risparmio è di 4 euro.

Serve firmare i nuovi termini entro il 31 ottobre

No. Apple ha spiegato che la firma non è un requisito per ottenere la nuova aliquota a partire da quella data, anche se il contratto aggiornato va accettato per restare conformi.

La novità riguarda anche gli abbonamenti

L’annuncio parla di app a pagamento e acquisti in-app nello storefront taiwanese, senza dettagli sulle aliquote degli abbonamenti ricorrenti. Per quelle serve il testo aggiornato dei termini.

Cosa ha ottenuto la Fair Trade Commission

Solo la riduzione della commissione standard. Non ci sono aperture a store alternativi, pagamenti di terze parti o modifiche alle regole di revisione delle app. Apple non ha citato pressioni regolatorie nella sua dichiarazione.

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