Secondo intercalare abolito da maggio 2023 per evitare guasti ai sistemi informatici

Secondo intercalare abolito da maggio 2023 per evitare guasti ai sistemi informatici
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Il sistema del secondo intercalare, utilizzato da oltre cinquant’anni per mantenere allineati il tempo ufficiale e la rotazione terrestre, è destinato a essere superato. La decisione internazionale mira a ridurre i rischi per computer, reti di comunicazione, infrastrutture finanziarie e servizi essenziali, sempre più dipendenti da una sincronizzazione temporale precisa.

secondo intercalare, la fine del sistema dal 2027

La Conferenza generale dei pesi e delle misure ha approvato la cessazione dell’uso dei secondi intercalari per la regolazione del tempo coordinato universale. Il cambiamento entrerà in vigore il 20 maggio 2027, con l’obiettivo di evitare malfunzionamenti provocati dall’aggiunta o dalla sottrazione improvvisa di un secondo.

Il tempo coordinato universale, indicato con la sigla UTC, si basa sugli orologi atomici, strumenti estremamente precisi. La velocità di rotazione terrestre, invece, non è perfettamente costante e può variare nel tempo. Per questo motivo, dal 1972 il secondo intercalare veniva inserito quando la differenza tra il tempo atomico e la rotazione terrestre si avvicinava a 0,9 secondi.

come funzionava l’aggiunta di un secondo

La correzione veniva effettuata il 30 giugno o il 31 dicembre, durante l’ultimo minuto della giornata. In condizioni normali, l’orologio passa dalle 23:59:59 alle 00:00:00; con un secondo intercalare positivo compariva invece anche l’orario 23:59:60.

Nel corso dell’applicazione del sistema sono stati aggiunti complessivamente 27 secondi intercalari. L’ultimo intervento risale al 31 dicembre 2016. Per i sistemi informatici, però, la presenza di un istante aggiuntivo può generare errori nella gestione dell’orario e provocare interruzioni dei servizi.

rischi informatici e possibili secondi intercalari negativi

Durante l’introduzione di un secondo intercalare nel 2012, un fornitore giapponese di servizi online registrò problemi ai propri server. Anche il sistema di accettazione dei passeggeri di una compagnia aerea australiana subì conseguenze, con ritardi per diversi voli.

Negli ultimi anni la rotazione terrestre ha mostrato variazioni tali da rendere possibile, per la prima volta, la necessità di un secondo intercalare negativo. In questo caso sarebbe necessario eliminare un secondo dal tempo standard. Poiché una simile operazione non è mai stata effettuata, molti sistemi potrebbero non essere in grado di gestirla correttamente.

un possibile intervento entro il 2035

Secondo una valutazione condotta nel 2025 dagli esperti degli organismi internazionali competenti sul tempo e sulla rotazione terrestre, la probabilità di dover ricorrere a un secondo intercalare negativo potrebbe raggiungere il 30% entro il 2035. Una situazione di questo tipo potrebbe esporre a rischi i settori dei trasporti, dell’energia e delle telecomunicazioni, oltre a richiedere costosi aggiornamenti tecnologici.

la differenza tra utc e rotazione terrestre potrà arrivare a un’ora

La nuova regolamentazione aumenterà il limite massimo consentito tra l’UTC e il tempo universale basato sulla rotazione terrestre, noto come UT1. La soglia passerà da 0,9 secondi a 3.600 secondi, equivalenti a un’ora.

La modifica non comporterà alcun salto improvviso degli orologi il 20 maggio 2027 e non cambierà i fusi orari, compreso quello di Hong Kong. La differenza tra i due riferimenti temporali potrà semplicemente accumularsi in modo graduale, senza richiedere correzioni ogni volta che raggiunge quasi un secondo. Secondo le stime ufficiali, questa soluzione dovrebbe consentire all’UTC di funzionare senza interruzioni per diverse centinaia di anni.

allo studio una nuova definizione del secondo

La stessa riunione ha esaminato anche l’eventualità di ridefinire il secondo. Attualmente l’unità di misura si basa sulla frequenza dell’atomo di cesio, mentre gli orologi ottici potrebbero offrire in futuro una precisione ancora maggiore.

La ricerca proseguirà con l’obiettivo di presentare una possibile nuova definizione e il relativo calendario di applicazione durante la conferenza prevista nel 2030. È stata inoltre sostenuta la cooperazione tra istituti metrologici e agenzie spaziali per studiare uno standard temporale coordinato destinato alle future esplorazioni lunari.

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