Google frena sull’apertura dell’intelligenza artificiale e della ricerca su Android

Google ha deciso di contestare in tribunale alcune richieste avanzate dall’Unione europea nell’ambito del Digital Markets Act. Le misure riguardano il funzionamento di Android e la gestione dei dati raccolti attraverso Google Search, con possibili conseguenze sull’accesso degli assistenti artificiali concorrenti e sulla competizione tra motori di ricerca.
google e il ricorso contro le richieste dell’unione europea
La Commissione europea ha stabilito che Google debba apportare modifiche rilevanti ai propri servizi. L’azienda dovrebbe rendere Android più aperto agli assistenti basati sull’intelligenza artificiale sviluppati da società concorrenti e consentire a determinati operatori di accedere a una parte dei dati prodotti dalle ricerche online.
Google ha scelto di impugnare le decisioni davanti al Tribunale dell’Unione europea, con sede a Lussemburgo. Il ricorso riguarda provvedimenti collegati al Digital Markets Act, il regolamento europeo pensato per limitare il potere dei grandi operatori digitali e favorire una maggiore concorrenza nel mercato.
android dovrà offrire maggiore spazio agli assistenti ia
Una delle richieste principali riguarda Android. Secondo la Commissione, Google non dovrebbe riservare a Gemini determinati vantaggi del sistema operativo, ma garantire un accesso più ampio anche agli assistenti artificiali rivali.
assistenti alternativi attivabili con la voce
Entro dodici mesi dalla decisione europea, gli utenti dovrebbero poter selezionare l’assistente preferito e richiamarlo attraverso un comando vocale. In prospettiva, sarebbe quindi possibile impostare un servizio come ChatGPT come assistente principale su Android e attivarlo usando la voce, invece di dover ricorrere necessariamente alla soluzione di Google.
google search e la condivisione dei dati con i concorrenti
La seconda misura riguarda Google Search. Entro gennaio 2027, Google dovrebbe permettere a determinati motori di ricerca concorrenti di accedere a una parte dei dati raccolti su larga scala attraverso le ricerche degli utenti.
Google gestisce un volume molto elevato di interrogazioni online. Questa enorme quantità di informazioni contribuisce al miglioramento dei risultati di ricerca, mentre i servizi più piccoli non dispongono di risorse comparabili. L’Unione europea ritiene che la condivisione di alcuni dati possa rafforzare la concorrenza, soprattutto perché gli assistenti basati sull’intelligenza artificiale stanno assumendo funzioni sempre più vicine a quelle dei motori di ricerca tradizionali.
i dubbi di google sulla privacy degli utenti
La società ha espresso preoccupazioni soprattutto sul fronte della protezione della privacy. Le ricerche effettuate su Google possono riguardare argomenti estremamente personali, come problemi medici o difficoltà nelle relazioni. Secondo Google, la condivisione di queste informazioni con aziende concorrenti, in assenza di sistemi di anonimizzazione e garanzie adeguate, potrebbe provocare conseguenze irreversibili per la riservatezza degli utenti.
La Commissione europea non sostiene che Google abbia già violato questi specifici obblighi. Le decisioni definiscono invece le modifiche ritenute necessarie per garantire la conformità di Android e Google Search al Digital Markets Act. La valutazione della contestazione spetterà ora al Tribunale dell’Unione europea.
