Made by Google 2026 ha presentato una nuova generazione di dispositivi, tra cui la serie Google Pixel 11 e il Pixel 11 Pro Fold. L’evento ha confermato la maturità raggiunta dall’azienda nel settore degli smartphone, mostrando prodotti curati e competitivi, ma anche una trasformazione evidente: dai telefoni sperimentali e ricchi di personalità si è passati a modelli più raffinati, uniformi e orientati al grande pubblico.
Google Pixel 11 e la nuova era degli smartphone premium
La gamma Pixel 11 appare come la più evoluta mai realizzata da Google. I nuovi dispositivi combinano un design premium, funzioni fotografiche avanzate e un’elevata integrazione dell’intelligenza artificiale. Il chip Tensor G6 consente l’esecuzione di modelli IA direttamente sul dispositivo, mentre il comparto fotografico continua a distinguersi nel panorama degli smartphone.
L’evento è risultato prevedibile, ordinato e molto curato, con meno spazio per quell’approccio originale e giocoso che in passato aveva caratterizzato gli annunci hardware di Google. I nuovi telefoni sono convincenti proprio perché solidi e privi di eccessi, anche se il loro stile ricorda sempre più quello delle linee iPhone.
Google Nexus One e le origini dello smartphone sperimentale
Google Nexus One come piattaforma per appassionati
Il Nexus One, presentato nel 2010, rappresentò un punto di riferimento per gli appassionati di tecnologia. Il dispositivo offriva un’esperienza Android essenziale, senza software aggiuntivi imposti dagli operatori, e lasciava ampio spazio alla personalizzazione.
Con l’arrivo di Android 2.2 Froyo furono introdotte funzioni importanti come il tethering USB, l’hotspot Wi-Fi e il supporto alla memoria microSD per le applicazioni. Il telefono si distingueva anche per la caratteristica trackball luminosa, utilizzabile con colori differenti per segnalare messaggi, email, commenti su Facebook e tweet.
La famiglia Nexus proseguì con Nexus S, Galaxy Nexus e Nexus 4, quest’ultimo riconoscibile per la scocca posteriore in vetro decorata. A questa fase appartenne anche il Nexus Q, dispositivo pensato per l’intrattenimento domestico. Nel complesso, si trattava di prodotti dal carattere dichiaratamente tecnico, originale e orientato alla sperimentazione.
Google Pixel e gli anni della maggiore personalità
Le funzioni insolite dei primi Google Pixel
Con la produzione diretta dei propri smartphone, iniziata nel 2016, Google proseguì sulla strada dell’innovazione. La prima generazione Pixel introdusse un design leggermente a cuneo, studiato per evitare il rilievo della fotocamera e per distinguere il telefono dai precedenti modelli Nexus.
I Pixel 2 e Pixel 3 aggiunsero la funzione Active Edge, che permetteva di comprimere i bordi del dispositivo per attivare Google Assistant. Il Pixel 3 XL si fece notare per il grande e controverso “bathtub notch”, mentre il Pixel 4 portò al debutto le potenzialità di Project Soli.
Il radar a onde millimetriche integrato nella cornice superiore consentiva di silenziare sveglie, cambiare brani e interagire con alcuni contenuti senza toccare lo schermo. Anche i colori contribuivano all’identità dei dispositivi, con tonalità come Really Blue, Sorta Sage e Oh So Orange. Tra il 2016 e il 2020, i telefoni Pixel conservarono quindi un’impronta riconoscibile e insolita.
Google Pixel 6 e il passaggio ai telefoni premium
Il Pixel 6 segnò l’inizio di un cambiamento significativo. Il modello introdusse il primo processore proprietario Tensor G1 e la barra fotografica destinata a diventare un elemento distintivo del design Pixel. Nello stesso periodo, però, i prezzi iniziarono a crescere e l’identità più giocosa della gamma cominciò a ridursi.
Le colorazioni vivaci, come Kinda Coral e Sorta Sunny, lasciarono progressivamente spazio a finiture più sobrie, tra cui Obsidian e Porcelain. Google intervenne anche sui principali difetti hardware: il sensore per le impronte del Pixel 6 venne sostituito da sensori ultrasonici più rapidi e affidabili, mentre i chip Tensor furono migliorati per funzionare in modo più fresco ed efficiente.
Dal Pixel 7 al Pixel 10, gli smartphone adottarono schermi più piatti, cornici più sottili e pannelli più luminosi. Il risultato fu una gamma di telefoni premium dall’estetica estremamente raffinata, ma percepita come più uniforme e meno spontanea.
Google Pixel 11 e la perdita dello spirito originale
La nuova serie Pixel 11 rappresenta il punto più alto del percorso di Google in termini di prestazioni e rifinitura. La funzione HiLight prova a richiamare l’epoca delle notifiche luminose del Nexus One, ma offre soltanto cinque colori e funziona per chiamate e Gemini, senza supporto alle applicazioni di terze parti.
Rispetto alla vecchia trackball LED, HiLight appare quindi più limitata e controllata. Il confronto con Nothing evidenzia la differenza tra un’azienda che ha scelto di abbandonare il proprio spazio di sperimentazione e un produttore che continua a valorizzare le luci di notifica come elemento creativo.
La linea Pixel 11 conferma così la crescente standardizzazione del mercato degli smartphone. Google ha costruito dispositivi in grado di competere direttamente con Apple e Samsung, raggiungendo un livello di qualità molto elevato. Al tempo stesso, la ricerca della massima diffusione sembra aver ridotto quella personalità eccentrica e originale che aveva reso memorabile l’hardware Google.







Lascia un commento