L’intelligenza artificiale nelle scuole sta sollevando interrogativi che vanno oltre il semplice rischio di copiatura. Secondo la professoressa di informatica di Stanford Fei-Fei Li, il tema più delicato riguarda la possibile perdita di autonomia, motivazione e desiderio di apprendere da parte delle nuove generazioni. Anche il divieto assoluto degli strumenti di AI può creare conseguenze negative, rendendo necessario un approccio equilibrato.
intelligenza artificiale a scuola e perdita di autonomia
Nel corso del podcast scientifico Huberman Lab, Fei-Fei Li ha indicato come scenario più preoccupante la sostituzione della spinta personale ad apprendere con l’intervento degli strumenti tecnologici. La motivazione, secondo la docente, non dovrebbe essere sottratta né dalle persone né dalle macchine. Un utilizzo scorretto dell’AI potrebbe infatti ostacolare il normale sviluppo delle capacità cognitive degli studenti.
La studiosa ha evidenziato anche i rischi legati alla reazione opposta. Rifiutare completamente l’intelligenza artificiale oppure privare gli studenti della possibilità di esercitare autonomia e iniziativa sono due atteggiamenti considerati ugualmente problematici.
- Fei-Fei Li, docente di informatica alla Stanford University
studi sull’intelligenza artificiale e apprendimento
Le ricerche sugli effetti dell’AI nello studio sono ancora in fase di sviluppo. Un rapporto pubblicato dall’Oxford University Press ha rilevato che gli studenti, dopo avere utilizzato strumenti di intelligenza artificiale, riescono a rispondere più rapidamente, ma mostrano una minore profondità di ragionamento.
Un’altra ricerca, condotta dalla ricercatrice del MIT Nataliya Kosmyna, ha osservato risultati meno positivi nel lungo periodo tra le persone che avevano usato l’AI generativa per scrivere un elaborato. Le loro prestazioni sono risultate inferiori rispetto a quelle di chi aveva utilizzato Google o non aveva impiegato alcuno strumento.
Lo studio è stato oggetto di discussione. Nel dicembre dell’anno precedente, quattro ricercatori hanno contestato alcuni aspetti relativi a dimensione del campione, analisi EEG, coerenza della relazione e trasparenza metodologica. Secondo le critiche, i risultati dovrebbero essere interpretati con maggiore cautela, pur riconoscendo il valore dei dati originali.
- Nataliya Kosmyna, ricercatrice del MIT
- Quattro ricercatori autori della revisione critica dello studio
dipendenza dall’AI e riduzione dello sforzo mentale
La scienziata capo del Possibility Institute, Vivienne Ming, ha spiegato che molti utilizzatori ricorrono all’intelligenza artificiale proprio per pensare di meno. Il fenomeno è stato accostato al concetto di “resa cognitiva”, già discusso da alcuni ricercatori della Wharton.
La stessa dinamica può manifestarsi anche nel mondo del lavoro. Alcune ricerche hanno mostrato che le persone alle prime esperienze professionali, affidandosi in modo eccessivo all’AI, possono arrivare a non imparare mai attività fondamentali come il debugging.
- Vivienne Ming, scienziata capo del Possibility Institute
- Ricercatori della Wharton, associati allo studio della “resa cognitiva”
feI-fei li e l’AI come strumento di orientamento
Fei-Fei Li ha proposto un modello nel quale l’intelligenza artificiale rappresenta una guida per comprendere meglio, non una scorciatoia per evitare l’apprendimento. La docente ha ricordato le difficoltà incontrate durante lo studio della chimica organica, quando frequentava il percorso propedeutico alla medicina. Il tempo disponibile con tutor e professori era limitato, anche se aveva chiaro il punto in cui incontrava l’ostacolo e conservava la motivazione necessaria per proseguire.
In quella situazione, un chatbot basato sull’AI avrebbe potuto aiutarla a formulare più domande e a ricevere indicazioni mirate. Per questo motivo, le scuole dovrebbero concentrarsi su modalità capaci di preservare iniziativa personale e motivazione degli studenti, considerando l’AI come un supporto alla comprensione e non soltanto come un possibile mezzo per barare.
Se utilizzata con criterio, la tecnologia potrebbe consentire alle future generazioni di sviluppare competenze superiori, grazie a strumenti capaci di potenziare le loro capacità senza sostituire il processo di apprendimento.











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