L’Agenzia spaziale europea sta studiando le cause dei disturbi alla vista che possono colpire gli astronauti durante le missioni spaziali. L’obiettivo è sviluppare strumenti capaci di individuare in anticipo i segnali di deterioramento oculare, in vista delle future missioni Artemis verso la Luna e delle esplorazioni nello spazio profondo.
esa e siloton sviluppano un dispositivo oculare per lo spazio
Per affrontare il problema, l’ESA ha affidato alla startup britannica di scansioni oculari Siloton la realizzazione di un apparecchio compatto per l’analisi del fondo dell’occhio. Il dispositivo utilizzerà la tecnologia quantistica e sarà progettato per essere impiegato direttamente a bordo delle navicelle.
La soluzione dovrebbe consentire agli astronauti di eseguire autonomamente la scansione degli occhi, senza dipendere dal supporto immediato degli specialisti sulla Terra. In questo modo sarà possibile controllare con maggiore frequenza la retina e individuare eventuali alterazioni prima che diventino evidenti attraverso un calo della vista.
sans colpisce circa il 70% degli astronauti
Il disturbo che interessa la vista durante i voli spaziali è noto come sindrome neuro-oculare associata ai voli spaziali, indicata con l’acronimo SANS. Secondo i dati della NASA, la condizione ha interessato circa il 70% degli astronauti presenti sulla Stazione spaziale internazionale.
come l’assenza di gravità danneggia la vista
In assenza di gravità, i liquidi corporei tendono ad accumularsi nella zona della testa. Questa variazione può esercitare pressione sul bulbo oculare, provocare il gonfiore del nervo ottico e spingere in avanti la retina. Tali cambiamenti possono compromettere la capacità visiva durante la permanenza nello spazio.
Un caso significativo riguarda l’astronauta della NASA John Phillips. Nel 2005 è partito con una vista di 20/20, considerata normale, ma dopo sei mesi trascorsi sulla Stazione spaziale internazionale è rientrato con una capacità visiva pari a 20/100, livello riconducibile a una riduzione visiva moderata. Una parte del danno può regredire dopo il ritorno sulla Terra, ma un peggioramento improvviso durante una missione può aumentare i rischi operativi e produrre conseguenze permanenti.
i limiti degli strumenti oculari attualmente disponibili
Sulla Stazione spaziale internazionale è già presente un apparecchio oftalmico modificato, utilizzato per misurare lo spessore dei diversi strati della retina. Questo controllo permette di valutare gli effetti del volo spaziale sull’occhio, ma l’attrezzatura attuale presenta alcuni limiti rilevanti.
- Dimensioni elevate rispetto alle esigenze delle future missioni;
- necessità di una guida a distanza in tempo reale da parte degli esperti a Terra;
- scarsa compatibilità con le missioni verso la Luna e lo spazio profondo, dove le comunicazioni saranno soggette a ritardi più lunghi.
il chip fotonico riduce le dimensioni del dispositivo
Il progetto di Siloton punta a miniaturizzare i componenti fondamentali dell’apparecchio, concentrandoli in un chip fotonico più piccolo di una moneta. Una parte delle procedure sarà automatizzata, così gli astronauti potranno effettuare le scansioni senza l’assistenza continua del personale a Terra.
L’ESA intende raccogliere una quantità maggiore di dati sull’evoluzione degli occhi nello spazio. Il monitoraggio regolare potrebbe permettere di riconoscere i primi cambiamenti nella struttura oculare prima che si manifestino variazioni della vista.
la tecnologia spaziale può migliorare i controlli sulla terra
Siloton è stata fondata nel 2020 da alcuni fisici e collabora con il Servizio sanitario nazionale britannico per consentire ai pazienti con malattie della retina di effettuare scansioni direttamente a casa. Secondo il cofondatore e direttore tecnico Euan Allen, le esigenze del progetto dell’ESA sono simili a quelle del programma sanitario, anche se l’ambiente di utilizzo è completamente diverso.
le difficoltà tecniche da superare
La versione destinata allo spazio dovrà fare i conti con diversi vincoli. Le batterie presenti sulle navicelle possono comportare un rischio elevato di incendio, perciò il dispositivo dovrà ridurre il più possibile la dipendenza dall’alimentazione a batteria. Anche lo spazio disponibile a bordo è limitato e richiede una nuova progettazione del sistema.
Sarà inoltre necessario mantenere stabile la testa dell’astronauta in condizioni di microgravità. Gli strumenti tradizionali utilizzano un appoggio per il mento, una soluzione che non può essere applicata nello stesso modo durante un volo spaziale.
Lo sviluppo potrebbe generare vantaggi anche per la medicina terrestre. Le innovazioni create per gli astronauti potrebbero contribuire a migliorare i dispositivi domestici destinati ai pazienti del sistema sanitario britannico, favorendo un reciproco trasferimento tecnologico tra settore spaziale e assistenza medica.
la salute degli astronauti diventa centrale nelle missioni lunari
Con il ritorno dell’uomo sulla Luna e i futuri progetti diretti verso Marte, la gestione della salute degli astronauti assumerà un’importanza sempre maggiore. Per la SANS non esiste ancora una cura definitiva, ma controlli più frequenti e automatizzati possono aiutare a chiarire le cause del disturbo e a individuare possibili strategie di prevenzione e trattamento.










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