La rivincita dei fornitori di memoria: Apple ora paga il conto dei chip

La rivincita dei fornitori di memoria: Apple ora paga il conto dei chip
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Per anni Apple ha comprato memoria flash come si compra il pane all’ingrosso: a prezzi bassi e con la possibilità di rifiutare la merce se i listini scendevano. Il Wall Street Journal racconta che quel rapporto si è ribaltato. I fornitori di chip oggi dettano le regole. Il motivo è la penuria di memoria innescata dai data center per l’intelligenza artificiale.

L’inchiesta è firmata da Rolfe Winkler e ripresa da MacRumors. Non è un dettaglio per addetti ai lavori: si traduce in listini più alti per iPhone, iPad, Mac e smartphone Android.

Cosa racconta l’inchiesta

Quando l’iPhone è decollato, Apple è diventata il primo compratore al mondo di flash storage. Con volumi simili si tratta da posizione dominante. Lo ha fatto senza complimenti, con Tony Blevins, storico capo degli acquisti, in prima linea.

Il meccanismo era brutale. Apple ordinava flash a prezzi stracciati e poi, se il mercato peggiorava, rifiutava la consegna. I fornitori restavano con mucchi di chip invenduti, compresi quelli fatti su misura per Cupertino. I dirigenti di Kioxia, ex Toshiba Memory, dicevano di sentirsi come Charlie Brown prima del calcio.

Apple pretendeva anche di guardare dentro i libri dei fornitori. Con Sandisk il braccio di ferro fu più duro: alla fine del 2015 l’azienda rifiutò di aumentare le forniture perché aveva clienti disposti a pagare di più. Blevins avrebbe minacciato un venditore dicendo che avrebbe fatto tornare il CEO Sanjay Mehrotra in ginocchio da Apple.

Perché il potere si è spostato

La svolta ha un nome: data center. Due anni fa Apple comprava quasi il doppio della flash di Microsoft, Amazon, Meta e Google messe insieme. Oggi gli hyperscaler comprano il doppio della quota Apple.

I fornitori mettono i prodotti all’asta tra chi paga di più. SK Hynix ha previsto che la carenza durerà fino al 2030, come raccontato nella nostra analisi sulla capacità esaurita fino al 2029.

Il conto arriva sul prezzo finale

Apple ha aumentato i prezzi su più di una dozzina di prodotti nel corso dell’anno: iPhone, iPad, Mac, HomePod, Apple TV. Tim Cook ha definito gli aumenti «inevitabili», ma il numero che spiega tutto è un altro.

TechInsights stima che Apple guadagni 134 dollari lordi su un cliente che spende 200 dollari per passare da 256 a 512 GB su iPhone 18 Pro. Con lo stesso upgrade su iPhone 17 Pro il margine era di 185 dollari.

Chi fa il prezzo della memoria flash: dalla domanda dei data center AI ai listini fino ai prezzi finali

È il motivo per cui il taglio base resta a 256 GB su telefoni da oltre mille euro. Chi compra il taglio piccolo paga un ricarico che un anno fa non esisteva.

TIP: guarda il prezzo per gigabyte, non il prezzo assoluto. Un 256 GB a 900 euro costa 3,50 euro a GB, un 512 GB a 1.100 euro costa 2,15 euro a GB. Il taglio intermedio è il punto di equilibrio, l’upgrade successivo è quasi sempre sovrapprezzato.

Cosa cambia per chi compra Android

La memoria è una commodity: se sale per Apple, sale per tutti. I produttori Android hanno meno potere contrattuale: assorbono gli aumenti o li girano sul cliente. Alcuni tagliano la dotazione per non alzare il listino: sono ricomparsi telefoni con 8 GB di RAM dove fino a due anni fa ce n’erano 12.

Il caso Samsung è il più evidente: l’azienda ha ridotto i volumi produttivi per difendere i margini invece dei prezzi. Chi aspetta il prossimo Galaxy S27 trova listini più alti, come mostrano i tagli alla produzione.

Comprare adesso o aspettare?

Se ti serve un telefono nei prossimi tre mesi, comprarlo adesso conviene: i prezzi non scendono quando l’offerta è vincolata e le promozioni arrivano tagliando la dotazione.

Se puoi aspettare un anno, il calcolo cambia. La nuova capacità produttiva entrerà in funzione tra il 2027 e il 2028, la normalizzazione è attesa dopo il 2030. Il rischio è che il modello che ti interessa venga rilanciato con lo stesso prezzo e meno memoria.

Domande frequenti

Perché i prezzi degli smartphone salgono proprio ora?

La domanda di flash e RAM dei data center per l’intelligenza artificiale ha superato l’offerta. Chi produce chip vende tutto a prezzi più alti e chi compra in grandi volumi non ha più potere negoziale.

Apple ha davvero rifiutato le consegne di chip?

Secondo il Wall Street Journal sì. Quando i listini scendevano, Apple rifiutava parte degli ordini già piazzati, lasciando i fornitori con chip invenduti.

Quanto dura la carenza di memoria?

SK Hynix ha indicato il 2030 come orizzonte. Le nuove fabbriche richiedono anni e non colmano da sole il divario tra domanda e offerta.

Conviene prendere il taglio di memoria più piccolo?

Dipende dall’uso. Se non registri video in 4K, 256 GB bastano. Se il telefono ti deve durare quattro anni, il taglio intermedio costa meno per gigabyte e ti evita un cambio anticipato per la RAM.

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