Come trasferire dati da un vecchio Android al nuovo senza perdere nulla

Come trasferire dati da un vecchio Android al nuovo senza perdere nulla
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Cambiare telefono dovrebbe essere la parte semplice: accendi il nuovo, segui le istruzioni, aspetti dieci minuti. Poi scopri che le chat di WhatsApp sono rimaste indietro, che l’app della banca ti tratta come un estraneo e che l’autenticatore a due fattori non si è portato dietro niente.

Il punto è che Android copia alcune cose in modo molto aggressivo e altre le lascia fuori di proposito, per scelta degli sviluppatori o per limiti di sicurezza. Sapere dove passa la linea è tutta la differenza tra un pomeriggio perso e un trasloco indolore.

Qui c’è il metodo completo: cosa fare sul vecchio telefono prima di toccarlo, quando conviene il cavo e quando il cloud, la lista di ciò che non migra mai e l’ordine esatto dei controlli da fare prima di cancellare qualsiasi cosa.

Prima di toccare il nuovo: tre mosse sul vecchio

Quasi tutti gli errori nascono in questa fase, prima ancora che il telefono nuovo esca dalla scatola. Il vecchio dispositivo è la tua unica copia di alcune cose, quindi va preparato con calma.

Forza il backup Google. Vai in Impostazioni, poi Google, poi Backup e premi Esegui backup ora. Fallo a mano anche se la voce risulta attiva: il backup automatico gira di notte e con il Wi-Fi. Se hai fretta di cambiare telefono potrebbe non essere mai partito.

Aggiorna le app prima di trasferirle. WhatsApp, il gestore di password e le app bancarie sono quelle che soffrono di più una versione vecchia. Un aggiornamento di dieci minuti sul vecchio telefono evita ripristini a metà.

Scrivi le credenziali su carta. Sembra da boomer, è la mossa più intelligente della lista. Se il telefono nuovo chiede la verifica in due passaggi dell’account Google e il vecchio è già spento, il trasferimento si blocca lì.

Carica entrambi i dispositivi sopra il 50% e mettili vicino a una presa. Una copia via cavo con il 15% di batteria è una copia che si interrompe a metà.

Cavo o cloud: la differenza che conta

Alla prima accensione Android ti propone due strade che non sono equivalenti. La copia via cavo legge direttamente la memoria del vecchio telefono, quindi porta app, dati delle app e file multimediali. Il ripristino da cloud ricostruisce solo ciò che era stato salvato. I file multimediali di solito non sono inclusi.

Il cavo vince quando hai entrambi i telefoni in mano, funziona senza rete ed è più veloce. Serve un cavo USB-C da USB-C oppure un adattatore USB-A. Sul vecchio dispositivo va autorizzato il collegamento.

Il cloud vince quando il vecchio telefono è rotto, perso o già venduto. In quel caso l’unica cosa che conta è cosa era stato salvato prima. Vale la pena leggere la nostra guida su cosa non viene salvato automaticamente nel backup Android per non avere sorprese a metà ripristino.

Esiste anche una terza via, più artigianale: spostare foto e documenti con la condivisione rapida tra i due telefoni, come spiegato in questa guida su come inviare file grossi senza passare da email o cloud. Non è un trasferimento completo, ma è utile per i file che il backup ignora.

Trasferimento via cavo, passo per passo

La procedura è guidata, ma i passaggi in cui si blocca quasi tutti sono sempre gli stessi. Ecco l’ordine corretto.

  1. Accendi il telefono nuovo e collega il Wi-Fi. Non inserire ancora la SIM, serve solo a complicare le verifiche.
  2. Alla schermata di configurazione scegli Copia app e dati o la voce equivalente del produttore. Samsung, Xiaomi e Pixel la chiamano in modi diversi ma il senso è identico.
  3. Seleziona come origine un dispositivo Android e collega il cavo tra i due telefoni.
  4. Sul vecchio telefono compare una richiesta di autorizzazione: accettala e sblocca lo schermo. Se non la vedi, prova a invertire il cavo o a cambiare porta.
  5. Scegli cosa copiare. Se hai spazio, seleziona tutto: foto, video, contatti, messaggi e dati delle app.
  6. Lascia fermi i due telefoni. La copia di 60 GB può richiedere 40-60 minuti. Scollegare il cavo a metà lascia un profilo incompleto che spesso non si riprende.

Se la copia via cavo si interrompe, la maggior parte dei produttori permette di riprendere dal punto in cui si era fermata. Non riavviare la configurazione da zero: cerca l’opzione di ripresa nella notifica.

Su alcuni modelli recenti la procedura è stata semplificata parecchio, con un rilevamento automatico del vecchio dispositivo. Ne parlavamo anche in questo articolo su come il trasferimento dati su Android sia diventato più semplice.

Ripristino dal backup Google: cosa arriva davvero

Il backup di Android non è un’immagine del telefono. È un pacchetto selettivo. Conoscerne il contenuto evita di aspettarsi cose che non arriveranno mai.

Arrivano quasi sempre contatti e calendario, che in realtà non sono un backup ma una sincronizzazione dell’account. Poi i messaggi SMS e la cronologia delle chiamate, le reti Wi-Fi salvate, le impostazioni di sistema, la lista delle app installate e i dati di quelle app che hanno dichiarato di supportare il backup.

Arrivano a metà i dati delle app: dipende dallo sviluppatore. Chi ha disattivato il backup nel manifest dell’applicazione non lascia passare nulla. Questo spiega perché alcune app si reinstallano vuote.

Non arrivano foto e video, a meno che il backup di Google Foto non fosse attivo sul vecchio telefono. E non arrivano i file scaricati, i documenti nella memoria interna, i salvataggi locali dei giochi e i contenuti protetti da DRM come i download offline di Netflix o Spotify.

Attenzione anche allo spazio: il backup occupa i 15 GB gratuiti condivisi con Gmail, Drive e Google Foto. Se l’account era pieno, il backup potrebbe essere fermo da mesi senza che nessuno te lo abbia detto.

Quello che non migra mai (e come recuperarlo)

Questa è la parte che nessun wizard ti dice chiaramente. Sono dati che vivono legati al dispositivo, non all’account. Vanno gestiti a mano.

  • Chat di WhatsApp. Hanno un sistema di backup separato, su Google Drive o tramite la funzione Trasferisci chat. Non passano dal backup Android.
  • App bancarie e Poste. Il token è legato al telefono. Serve una nuova registrazione, spesso con SMS di conferma sul vecchio numero o una chiamata al servizio clienti.
  • Autenticatori a due fattori. Google Authenticator ha una funzione di esportazione degli account tramite codice QR. Se non la usi prima, resti fuori dai servizi protetti.
  • eSIM. Non si trasferisce con i dati: serve il QR o la procedura dell’operatore per riattivarla sul nuovo dispositivo.
  • Dispositivi accoppiati. Smartwatch, cuffie, auto e smart TV restano agganciati al vecchio telefono e vanno riassociati uno per uno.
  • Password salvate fuori da Google. Se usavi un gestore di terze parti senza sincronizzazione, esporta il file cifrato prima di spegnere tutto.

TIP: il test dei cinque minuti. Prima di cancellare il vecchio telefono, apri sul nuovo le dieci app che usi davvero e fai un accesso completo. Se tutte entrano, il trasferimento è finito. Se anche una sola ti chiede un codice che non hai, hai ancora il dispositivo vecchio per recuperarlo.

La checklist prima di spegnere il vecchio

Il vecchio telefono non è un peso da eliminare, è la tua rete di sicurezza. Tienilo acceso e collegato al Wi-Fi per almeno due settimane, in modalità aereo se vuoi evitare notifiche doppie, ma con la SIM ancora dentro se devi ricevere codici di verifica.

Controlla nell’ordine: accesso all’account Google, WhatsApp con le chat recuperate, app bancarie riattivate, autenticatore funzionante, foto presenti nelle stesse cartelle di prima, rubrica completa, sveglia e impostazioni della tastiera.

Poi fai una cosa che quasi nessuno fa: attiva il backup sul telefono nuovo e lancialo subito. Un trasferimento riuscito senza backup successivo è solo una proroga.

Quando sei sicuro, cancella i dati del vecchio dispositivo dalle impostazioni, non solo le app. La formattazione completa è l’unico modo per non lasciare account, foto e token a chi lo userà dopo di te.

Domande frequenti

Quanto tempo richiede il trasferimento?

Con il cavo, tra 20 e 60 minuti per 30-60 GB, a seconda della velocità di scrittura del nuovo telefono. Da cloud può volerci il doppio, perché il limite è la connessione. Il ripristino delle app continua anche dopo la fine della configurazione, in background.

Posso trasferire i dati se il vecchio telefono è rotto?

Solo quello che era già nel cloud: contatti, calendario, backup Google, foto su Google Foto, chat di WhatsApp su Drive. Se il telefono si accende ma lo schermo è morto, un adattatore USB-OTG con mouse permette spesso di sbloccarlo e completare la copia.

Le foto si trasferiscono da sole?

Con il cavo sì, perché vengono copiate come file. Con il ripristino da cloud no: arrivano solo se erano già sincronizzate su Google Foto. È il malinteso più comune. L’unico modo per verificarlo è contare le foto sul nuovo telefono prima di cancellare il vecchio.

Perché le app si reinstallano ma devo rifare il login?

Perché il backup copia i dati locali, non le credenziali di sessione. I token di accesso sono legati al dispositivo per motivi di sicurezza e gli sviluppatori delle app più sensibili li invalidano apposta al cambio di hardware.

Serve lo stesso account Google sul nuovo telefono?

Per il ripristino da cloud sì, deve essere lo stesso. Per la copia via cavo no: puoi trasferire i file anche tra due account diversi, ma le app verranno reinstallate senza i dati associati all’account di origine.

Si può trasferire da iPhone ad Android?

Sì, durante la configurazione del nuovo Android scegli iPhone come origine e usa il cavo con l’adattatore appropriato. WhatsApp richiede un passaggio separato con la funzione Trasferisci chat, perché il backup iCloud non è leggibile da Android.

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