L’uso dell’intelligenza artificiale nello studio mostra effetti molto diversi in base alla frequenza e alle modalità di impiego. I risultati della più ampia edizione del test PISA 2025 evidenziano che un ricorso quotidiano all’AI può coincidere con prestazioni scolastiche inferiori, mentre un utilizzo moderato sembra associarsi ai risultati migliori. Al centro del dibattito si trova quindi il rapporto tra tecnologia, autonomia e processo di apprendimento.
pisa 2025, la più ampia valutazione internazionale
L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato i risultati di PISA 2025, la prima rilevazione realizzata dopo la diffusione dell’intelligenza artificiale generativa. La valutazione ha coinvolto oltre 760.000 studenti quindicenni provenienti da 91 Paesi e aree geografiche, prendendo in esame tre ambiti: scienze, matematica e lettura.
Tra gli studenti che utilizzano l’AI per preparare le bozze dei testi, coloro che dichiarano di non usarla o di farne un uso sporadico hanno ottenuto in scienze una media di 509 punti. Il punteggio scende a 481 punti tra chi ricorre all’AI ogni giorno o quasi. Dopo aver considerato il livello socioeconomico, la differenza raggiunge 28 punti, una distanza equivalente a circa un anno e mezzo di insegnamento. Considerando tutti gli utilizzi, il divario medio tra chi usa l’AI e chi non la usa è di circa 20 punti, pari a un anno di apprendimento.
uso quotidiano dell’ai e risultati scolastici
Soltanto il 14% degli studenti a livello globale dichiara di non usare mai o quasi mai l’intelligenza artificiale per svolgere i compiti. La frequenza varia sensibilmente tra i diversi Paesi: in Giappone circa il 40% degli studenti utilizza raramente questi strumenti, mentre in Vietnam la quota è intorno al 4%.
i risultati di taiwan nelle prove pisa
Taiwan si è distinto per le prestazioni complessive. In scienze ha raggiunto 540 punti, collocandosi al quarto posto mondiale e confermando il precedente record del 2022. In lettura ha ottenuto 508 punti, passando dalla quinta alla terza posizione e registrando il miglior risultato di sempre. In matematica il punteggio è stato di 546 punti, con una quarta posizione in classifica.
Tra le aree inserite nel gruppo di vertice figurano Singapore, diverse province e città della Cina, Giappone, Corea del Sud, Estonia, Regno Unito e Macao.
il calo globale delle competenze scolastiche
I dati dell’OCSE segnalano anche una tendenza generale al peggioramento. Tra il 2015 e il 2025, nei Paesi membri dell’organizzazione, i risultati medi sono diminuiti di 28 punti in lettura e di 22 punti in matematica. Nello stesso periodo, la percentuale di studenti con prestazioni insufficienti è salita dal 16% al 20%. Il calo non si è arrestato con la crescente diffusione dell’intelligenza artificiale.
cognitive offloading e perdita del processo di apprendimento
Andreas Schleicher, responsabile dell’area Istruzione e competenze dell’OCSE, ha spiegato che l’apprendimento non coincide con la semplice ricezione delle informazioni. Come l’attività fisica richiede di praticare uno sport e non soltanto di guardarlo, anche lo studio si realizza durante il confronto diretto tra la mente e le nuove conoscenze.
Questo meccanismo viene definito “cognitive offloading”, ovvero esternalizzazione del carico cognitivo. Lo studente affida all’AI un compito complesso, evitando di affrontare in autonomia i passaggi più impegnativi. Il tempo trascorso a superare un blocco nella scrittura o a sintetizzare un testo rappresenta una parte essenziale dello studio. Se l’intelligenza artificiale svolge direttamente queste attività, il compito può essere completato, ma il cervello non attraversa il necessario processo di elaborazione e riflessione.
Secondo Schleicher, l’AI dovrebbe funzionare come uno “scaffold”, cioè un’impalcatura che sostiene lo studente mentre sviluppa le proprie capacità, e non come una “crutch”, una stampella che sostituisce l’esercizio. La tecnologia può favorire i progressi quando stimola il ragionamento; se invece elimina completamente la difficoltà, il risultato può essere un rendimento più basso.
utilizzo moderato dell’intelligenza artificiale
I dati non mostrano soltanto conseguenze negative. Nell’ambito dell’uso dell’AI come supporto allo studio, gli studenti che la utilizzano una volta alla settimana ottengono i risultati migliori, con una media vicina a 500 punti. Le prestazioni superano sia quelle di chi non ricorre mai allo strumento sia quelle di chi lo usa ogni giorno. L’andamento segue quindi una curva a U rovesciata: un impiego moderato può risultare utile, mentre l’uso eccessivo può diventare controproducente.
Tra gli studenti che usano l’AI quotidianamente, chi riceve regolarmente a scuola una formazione per verificare l’attendibilità dei contenuti generati ottiene un recupero di 13 punti in scienze, equivalente a più di sei mesi di insegnamento. Il fattore decisivo non sembra quindi essere la tecnologia in sé, ma la capacità di valutare se le risposte dell’AI siano corrette e affidabili.
Nei Paesi dell’OCSE, il 46% degli studenti utilizza almeno una volta alla settimana un chatbot basato sull’intelligenza artificiale, mentre a livello globale la percentuale di chi lo usa ogni giorno resta inferiore al 20%. Le istituzioni stanno valutando due approcci principali: vietare l’uso dell’AI da parte degli studenti oppure investire nella formazione necessaria per un impiego consapevole e corretto.








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