Una vulnerabilità critica di Zoom ha mostrato come la semplice partecipazione a una riunione online potesse esporre il dispositivo a un attacco remoto. Il problema riguardava il sistema di annotazione integrato nelle funzioni di condivisione dello schermo e interessava numerose piattaforme, senza richiedere clic, download o altre azioni da parte della vittima. L’aggiornamento dell’applicazione rappresenta la misura più importante per ridurre i rischi.
vulnerabilità zoom: possibile controllo remoto senza clic
Secondo le analisi condotte dai ricercatori, un partecipante malevolo avrebbe potuto sfruttare dati di annotazione appositamente modificati per compromettere il dispositivo di un altro utente. L’attacco poteva avvenire durante la stessa riunione Zoom, anche senza interazione da parte della persona presa di mira.
La falla era collegata al sistema che gestisce disegni, testi e altri elementi visualizzati durante la condivisione dello schermo. L’elaborazione automatica di questi contenuti poteva provocare una corruzione della memoria nel client ricevente, creando le condizioni per l’esecuzione di codice da remoto.
zoom e attacchi zero-click su più dispositivi
Il rischio era particolarmente significativo per la natura zero-click dell’attacco. Non erano necessari file da scaricare, pulsanti da selezionare o autorizzazioni esplicite. In determinate condizioni, la sola presenza nella riunione poteva essere sufficiente per permettere l’attivazione della vulnerabilità.
Il difetto si trovava nel motore proprietario di annotazione per la condivisione dello schermo, identificato come libannotate.so. Il componente rimane attivo per interpretare i dati in arrivo e lo stesso codice veniva utilizzato nelle applicazioni native Zoom Workplace per diversi sistemi operativi.
- Windows
- macOS
- Linux
- iOS
- Android
rischi della falla di sicurezza zoom
Un attacco riuscito avrebbe potuto consentire la manipolazione silenziosa della memoria di sistema e l’esecuzione di ulteriori operazioni dannose. Tra le conseguenze indicate rientrano la sottrazione di dati personali, l’attivazione della fotocamera o del microfono e l’installazione di malware aggiuntivo senza segnali immediatamente visibili all’utente.
La scoperta evidenzia anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nella ricerca sulla sicurezza informatica. I ricercatori hanno utilizzato modelli di IA disponibili pubblicamente e, in meno di 20 richieste, sono riusciti a individuare i problemi e a realizzare un exploit funzionante in meno di 24 ore. Questi strumenti possono aiutare a trovare più rapidamente le vulnerabilità, ma possono anche ridurre le risorse necessarie per sfruttare i punti deboli dei software diffusi.
aggiornamento zoom: versioni corrette e prodotti coinvolti
Le vulnerabilità sono state segnalate a Zoom nel mese di giugno. L’azienda ha quindi distribuito interventi correttivi lato client e lato server. I problemi sono identificati dai codici CVE-2026-53413, CVE-2026-53414 e CVE-2026-53415.
Risultavano coinvolti i prodotti non aggiornati oltre le versioni indicate per ciascun ramo:
- Zoom Workplace su tutte le piattaforme supportate, prima delle versioni 7.1.5 e 7.0.6;
- Zoom Workplace VDI Client per Windows, prima delle versioni 7.0.11 e 6.6.16;
- Zoom Rooms su tutte le piattaforme supportate, prima della versione 7.1.0;
- Zoom Meeting SDK su tutte le piattaforme supportate, prima della versione 7.1.0.
come proteggersi dalla vulnerabilità zoom
Non sono emerse indicazioni sulla necessità di interrompere le normali chiamate, ma l’utilizzo di un client non aggiornato può aumentare l’esposizione. È quindi fondamentale controllare la disponibilità degli aggiornamenti Zoom e installare la versione più recente prima di partecipare a una nuova riunione.










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