all’inizio dell’era delle social media la condivisione spontanea di dati personali era molto diffusa: foto, contatti e informazioni sensibili venivano condivisi senza grandi freni. oggi si analizza criticamente la reale efficacia delle richieste di cancellazione dei dati, evidenziando ostacoli operativi e ricadute economiche legate alle informazioni personali. questo approfondimento sintetizza i principali elementi emersi da uno studio recente, offrendo una visione chiara e affidabile dei fatti:
la cancellazione dei dati: tra promessa e realtà
secondo il rapporto 2025 state of clutter di Yorba, una quota significativa delle richieste non arriva a una conclusione operativa. il 48% delle richieste di eliminazione non viene portato a termine, nonostante la disponibilità di opzioni di rimozione offerte dalle piattaforme.
il ceo di Yorba, chris zeunstrom, segnala una discrepanza fra quanto comunicato ai consumatori e quanto effettivamente accade: la convinzione che una richiesta correttamente presentata determini la cancellazione non trova sempre riscontro nella pratica.
lo studio, che ha esaminato 22.000 invii di richieste di eliminazione, mostra che solo il 48% ha segnato una cancellazione verificata entro l’anno. tra le criticità riscontrate spiccano le richieste in fase di attesa e la necessità di verifiche d’identità ripetute, oltre a richieste di documentazione. in alcuni casi, alcune aziende rifiutano di interagire con rappresentanti legalmente autorizzati dai consumatori.
la dimensione economica legata ai dati
la monetizzazione globale dei dati è stimata in 5 miliardi di dollari nel 2025, con previsioni che indicano una crescita fino a 40 miliardi di dollari entro il 2034. tale valore deriva dalla quantità di informazioni personali disponibili, utili per la definizione di campagne pubblicitarie mirate, per l’addestramento di modelli di intelligenza artificiale e per altri usi commerciali.
con l’esplosione dell’IA, si è assistito a un crescente dibattito sullo scraping dei dati e sul loro utilizzo per l’addestramento dei sistemi. nonostante l’esistenza di opzioni per la cancellazione, la reale efficacia di tali strumenti resta incerta, soprattutto in contesti differenti tra settori.
secondo houman saberi, a capo delle operazioni del team permission slip presso l’Innovation Lab di Consumer Reports, la causa principale risiede nella mancanza di coerenza operativa tra le aziende nel gestire le richieste di cancellazione, anziché in singole lacune di processo. questa frammentazione ostacola l’effettiva eliminazione dei dati personali.
considerazioni finali
l’insieme delle evidenze evidenzia una realtà complessa: la disponibilità di strumenti per la rimozione dei dati non significa che tali dati vengano effettivamente eliminati in modo uniforme e tempestivo. la dinamica economica attuale attribuisce ai dati un valore significativo, con ricadute dirette sui comportamenti delle aziende e sulla fiducia degli utenti. resta cruciale promuovere standard operativi più coerenti e trasparenti per garantire che le richieste di cancellazione si traducano in risultati concreti.













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