Notebooklm sotto accusa: conduttore radio famoso dice che google gli ha rubato la voce

introduzione sintetica: si esamina la controversia tra david greene e google in relazione a notebooklm, con particolare attenzione all’accusa di voce artificiale non autorizzata, alle repliche vocali e alle riposte ufficiali dell’azienda. l’analisi sintetizza i fatti principali e il contesto tecnologico senza aggiungere elementi non supportati.

la controversia legale tra google e notebooklm

nel quadro della causa, david greene, ex
conduttore di un’importante rubrica radiofonica, sostiene che la voce maschile impiegata nelle audio overview di notebooklm replichi senza autorizzazione il proprio stile vocale. secondo l’esposizione dell’attuale querelante, la cadence e l’intonazione, insieme a particolari intercalazioni, rispecchierebbero elementi consolidati nel corso degli anni.

in risposta, google ha definito le accuse come infondatamente prive di fondamento, affermando che la voce sia stata interpretata da un attore professionista pagato appositamente per i servizi di NotebookLM e non ottenuta attraverso una copia non autorizzata.

chi è david greene

david greene è noto per aver guidato morning edition tra il 2012 e il 2020, raggiungendo un ascolto stimato di milioni di persone e confermandosi tra i programmi di notizie radiotelevisive di maggiore successo negli stati uniti. attualmente è al timone del podcast left, right & center, dove approfondisce temi politici e di attualità.

notebooklm e le funzionalità vocali

tra le peculiarità di notebooklm spiccano i servizi audio overviews e video overviews, concepiti per facilitare l’apprendimento e l’assimilazione di contenuti. tali strumenti utilizzano tecnologie di sintesi vocale che hanno generato discussioni circa la possibile imitazione di voci note nel mondo della comunicazione.

risposte di google e contesto più ampio

google sostiene che l’elemento vocale impiegato sia stato prodotto da una voce di un attore pagato, dissipando le insinuazioni di copiatura non autorizzata. la discussione rientra in un contesto più ampio in cui altre aziende tecnologiche hanno dovuto affrontare questioni simili legate all’uso di voci sintetiche nel panorama dell’intelligenza artificiale.

riferimenti a casi simili

nella cornice di dibattiti analoghi, è stato riportato un episodio del 2024 relativo a scarlett johansson e openai, con accuse riguardanti l’impiego di una voce molto simile alla sua per una delle opzioni vocali di un prodotto. anche in quel caso, è stata indicata la non intenzionalità della copiatura e la presenza di un professionista del doppiaggio assunto previamente all’inizio del progetto.

conclusioni e sviluppo del caso

la posizione ufficiale di google resta orientata a dimostrare l’assenza di violazioni, ribadendo la scelta di utilizzare una voce fornita da un attore professionista e sostenendo che non esistano modalità di addestramento in grado di riprodurre fedelmente la parola o lo stile di una persona specifica senza consenso. la vicenda continua a essere seguita come caso emblematico nell’ambito della proprietà intellettuale e della sintesi vocale nel contesto delle applicazioni di IA.

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