l’analisi odierna mette in evidenza la posizione del giappone rispetto alle terre rare, le nuove misure cinesi e le dirette implicazioni sui settori industriali chiave. si osserva una rapida accelerazione verso soluzioni di recupero e riutilizzo, accompagnata da una tensione sulle catene di approvvigionamento che coinvolge l’industria automobilistica e la difesa. l’insieme dei dati delineati consente di comprendere le dinamiche di dipendenza, controllo e innovazione che interessano il panorama globale.
dipendenza giappone dalle terre rare
il giappone dispone di riserve di terre rare inferiori all’1%, con una quota >90% importata dall’estero, in gran parte dalla cina. per i motori di veicoli elettrici e ibridi, la dipendenza dalle forniture cinesi di elementi rari è particolarmente accentuata, soprattutto per i componenti dispositivi magnetici ad alte prestazioni. questa situazione determina una vulnerabilità strutturale che riguarda l’industria nazionale e la competitività internazionale.
restrizioni cinesi e impatti sui settori industriali
dal 6 gennaio 2026, la cina ha introdotto limitazioni all’esportazione di terre rare e di magneti a base di terre rare verso aziende giapponesi, sospendendo temporaneamente l’ottenimento di nuove autorizzazioni di esportazione. le autorità cinesi hanno definito l’azione giustificata, leale e legittima, enfatizzando l’impegno a mantenere la stabilità delle catene di fornitura globali. questa evoluzione incide direttamente sull’offerta di componenti essenziali per l’industria energetica e per la produzione automobilistica.
soluzioni e progressi della riciclo delle terre rare
in risposta alle pressioni esterne, il giappone accelera le attività di recupero delle terre rare, puntando a incrementare le quote di riutilizzo dai rifiuti. si stima che ogni moto r d’auto elettrica contenga tra 0,5 e 1,5 kg di terre rare, mentre la riciclabilità globale resta inferiore all’1%, con tassi di recupero per i motori molto bassi.
tecnologie di riciclo sviluppate da nissan e waseda
una collaborazione tra nissan e l’università di waseda dal 2017 ha portato a una tecnica di riciclo delle terre rare nei motori che raggiunge il 98% di recupero. la metodologia impiega una ferro-metallurgia a fuoco, senza la necessità di smontare i motori o demagnetizzare i componenti, accelerando l’intero processo di circa il 50% e avvicinandosi alla commercializzazione entro la metà degli anni 2020.
sfide per la riciclo su scala industriale
restano ostacoli significativi: è indispensabile uniformare la raccolta e il trasporto di motori elettrici esausti e istituire un sistema operativo di recupero dedicato. secondo il professor katsunori yamaguchi, senza un meccanismo efficiente di immagazzinamento e logistica, l’applicazione concreta nelle fasi successive rischia di rimanere limitata a progetti pilota. inoltre, l’uso della fusa (processo di fusione) mostra una bassa efficienza e una redditività insufficiente: per recuperare 1 kg di terra rara servono decine di motori, con costi circa tre volte superiori alle importazioni, e una purezza (80% circa) non sufficiente per applicazioni di alto livello, accompagnata da potenziali impatti ambientali.
controllo dei prezzi e governance della catena globale
la cina detiene un controllo avanzato sulle tecnologie di purificazione e su un’industria integrata che comprende estrazione, lavorazione e applicazione. la purità delle terre rare prodotte raggiunge livelli 99,999% (5N), con una quota di miniera pari al 69% della produzione globale e una capacità di lavorazione stimata tra 85% e 90% nel contesto mondiale. questa predominanza influenza i prezzi e le condizioni di fornitura, con effetti tangibili anche sui settori aeronautici e tecnologici.
impatti sull’industria automobilistica e sulle applicazioni militari
l’incertezza sulle forniture ha ripercussioni dirette su produttori come honda e toyata, che hanno registrato interruzioni parziali o ritardi nella produzione per mancanza di componenti critici, tra cui magneti e semiconduttori. le prospettive di output globale si ridimensionano, mettendo a rischio decine di migliaia di veicoli. nel settore difense, i requisiti di terre rare restano consistenti: il f-35 richiede oltre 400 kg di terre rare per velivolo, mentre una classe di cacciatorpediniere arleigh burke ddg-51 assorbe circa 2,36 tonnellate di terre rare. elementi rari essenziali come disprosio e erbio dipendono fortemente dalla disponibilità cinese, influenzando strategie industriali e di difesa.











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