Intelligenza artificiale e saggezza umana: il filosofo francese andler sulla distanza eterna tra uomo e macchina

il filosofo e matematico francese daniel andler, 79 anni, professore onorario di sorbonne université, sostiene che l’aumento di dati, parametri e potenza di calcolo non porterà a una forma di intelligenza umana. durante la fiera internazionale del libro di taipei, andler ha evidenziato che l’intelligenza artificiale e la saggezza umana seguono traiettorie distinte: l’IA non si avvicinerà automaticamente all’essere umano potenziando la propria efficienza, ritenendo tale convinzione un’illusione di continuità.

daniel andler e la visione sull’intelligenza artificiale

secondo andler, la scalabilità – cioè l’aumento di dati, parametri e risorse di calcolo – mostra ormai benefici decrescenti. analisi congiunte di nvidia e mit a inizio 2026 confermano che estendere tali elementi non garantisce gli stessi miglioramenti, rendendo cruciale il cambiamento di metodi di addestramento e di architetture per progressi reali.

problema e contesto: distinguere l’IA dalla saggezza umana

andler distingue tra due concetti chiave: problema e situazione. un problema è un compito definito oggettivamente, con obiettivi chiari e soluzioni accessibili, per cui l’IA agisce come un risolutore di problemi tramite algoritmi. la situazione, invece, è lo stato soggettivo e unico di una persona in un dato momento, influenzato da condizioni esterne, emozioni, esperienze e obiettivi futuri. l’essenza della intelligenza umana risiede nel saper decidere cosa è appropriato in una specifica situazione.

l’IA, non possedendo enjeux – cioè interessi e stake legati a contesti concreti – non sviluppa la capacità di orientarsi in modo autonomo alle finalità umane. diversamente, l’umanità ha evoluto la bodilità e la presenza di ansie, desideri e limiti temporali, elementi essenziali per definire e risolvere problemi sociali, come riforme fiscali o misure di welfare. solo partendo da tali decisioni umane, l’IA può fornire supporto per affrontare contesti concreti.

metafora della luna e dell’albero

andler propone una chiara metafora: l’IA può avanzare scale verso la “luna” ma non colmare mai la distanza. è possibile “arrampicarsi su un albero” per avvicinarsi a obiettivi ambiziosi, ma la distanza reale rimane incolmabile. nonostante progressi concreti in campi specifici, la capacità di ragionare in modo omnicomprensivo rimane appannaggio dell’essere umano.

domini di avanzamento e preoccupazioni pubbliche

nonostante i successi settoriali, l’IA mostra poteri generali limitati: uno studio del 2025 su Nature Human Behaviour evidenzia che, se un chatbot ottiene dati demografici di base, può adattare la sua argomentazione e risultare più persuasivo degli umani nell’80% circa delle discussioni online. tali risultati hanno acceso preoccupazioni riguardo a disinformazione e polarizzazione nei contesti digitali, come riportato anche da fonti di pubblico rilievo.

gare per l’agi nel 2026: correnti e timori

la corsa verso l’AGI nel 2026 è globale: laboratori di alto livello come openai, google deepmind, anthropic e xai mostrano progressi senza precedenti in capacità di ragionamento, integrazione multimodale e auto-correzione. mentre i margini di progresso restano incerti, molti esperti discutono di una possibile finestrella temporale compresa tra il 2026 e il 2027, senza un quadro normativo condiviso a livello internazionale.

antropomorfismo e approcci educativi

andler esprime una forte avversione verso l’umanizzazione delle AI. l’osservazione di una AI con una figura femminile come “personale” in un museo lo ha sorpreso, sostenendo che tale proiezione rischia di indurre nel pubblico un identificazione innaturale con macchine prive di coscienza. nell’ottica educativa, invita a valorizzare la voce individuale e a promuovere l’uso del proprio modo di esprimersi, ritenendo che la padronanza del discorso sia una fonte autentica di piacere e autonomia, anche se l’esito della produzione umana non sempre eguagliarebbe quello delle macchine.

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