Questo articolo analizza una disputa significativa nel panorama editoriale europeo, concentrandosi sulle nuove funzioni di intelligenza artificiale integrate nei motori di ricerca e sulle accuse presentate dal Consiglio Europeo degli Editori. L’attenzione è rivolta al meccanismo di funzionamento delle cosiddette AI Overviews e ad altre funzionalità basate su modelli linguistici di grandi dimensioni, nonché alle implicazioni per l’informazione, le revenue dei giornali e la dinamica tra piattaforme e editori. Si esaminano le posizioni delle parti coinvolte, le potenziali conseguenze per la pluralità dell’informazione e lo stato dell’indagine ufficiale avviata dalla Commissione Europea.
google ai overviews e la querela epc nell’unione europea
Le novità IA, in particolare le AI Overviews e altre funzioni basate su modelli linguistici, hanno generato una controversia tra editori europei e google. Secondo gli editori, i riassunti dettagliati che appaiono in alto nelle ricerche riducono la necessità di cliccare sui contenuti originali, alterando il flusso di traffico verso le fonti. Questo fenomeno è descritto come una sostituzione sistematica del traffico che impatta direttamente sulle entrate pubblicitarie e sulla possibilità di monetizzare l’informazione professionale.
Le affermazioni ufficiali attribuiscono a google l’intento di far emergere contenuti di qualità e di offrire agli utenti strumenti utili, ma gli editori sostengono che tali strumenti rischiano di restringere la visibilità delle fonti originali e di sfruttare i contenuti editoriali per alimentare l’IA senza riconoscimenti o compensi adeguati. La discussione ruota intorno al concetto di controllo tecnico e alla capacità di salvaguardare l’autonomia delle aziende informative all’interno di un ecosistema digitale dominato dalla piattaforma.
Stando ai rilievi, alcune aziende hanno registrato cali di traffico fino al 40% dall’implementazione degli strumenti IA. I legali degli editori sostengono che l’uso dei contenuti ad alto valore tik di editoria professionale possa alimentare modelli di IA, mantenendo gli utenti all’interno della piattaforma proprietaria e limitando la possibilità di generare reddito tramite click-through alle origini dell’informazione. Questa dinamica è definita come un’impatto potenzialmente devastante sulla redditività delle newsroom.
dinamiche principali della controversia
Uno degli aspetti chiave riguarda la mancanza di controllo per gli editori: le aziende possono permettere a google di indicizzare i contenuti per generare riassunti IA oppure bloccare tali accessi, rischiando però una perdita di visibilità nei risultati di ricerca generali. Per molti marchi dell’informazione, sparire dai motori di ricerca non è una prospettiva realistica. I rappresentanti degli editori evidenziano che le misure di controllo attuali non offrono una protezione efficace della professione giornalistica senza comportare un vero e proprio autodafè digitale.
In parallelo, alcune aziende tecnologiche hanno inizialmente avviato accordi di licenza per remunerare l’uso dei contenuti, ma i sostenitori dell’editoria ritengono che google stia evitando tali intese sfruttando la sua posizione di mercato dominante. Le parti coinvolte chiedono un quadro normativo e contrattuale più chiaro per bilanciare innovazione e remunerazione delle fonti.
una scelta insostenibile per i media
La vicenda mette in luce una assenza di potere contrattuale per gli editori: si è davanti a una scelta complicata tra permettere l’estrazione di riassunti IA o rinunciare all’accesso alla visibilità online. Il rischio è che le dinamiche attuali compromettano la capacità di attrarre inserzionisti e di costruire legami diretti con i lettori, compromettendo la pluralità editoriale e, di riflesso, il dibattito pubblico.
Secondo la posizione dell’EPC, i controlli tecnici disponibili non offrono una protezione significativa della giornalistica senza compromettere la presenza online. In questa cornice, si osservano segnali di un possibile allargamento di accordi tra aziende IA e titolari di contenuti, nonché una pressione regolatoria più intensa da parte della Commissione Europea per definire regole sull’uso dei contenuti web a fini IA.
cosa è in gioco
La controffensiva di google insiste nel presentare le funzionalità IA come strumenti per mettere in luce contenuti celebri e utili agli utenti, sostenendo che i controlli siano accessibili e semplici da utilizzare. Le editorie ricordano che le risposte tecnologiche non devono snaturare il ruolo delle fonti né ridurre l’interazione diretta con gli articoli originali. Le implicazioni vanno oltre il breve periodo: la Commissione Europea è già impegnata in un’indagine sull’uso dei contenuti web per l’IA, e ulteriori sviluppi sono attesi nelle settimane a venire.
La valutazione finale riguarda la tutela della pluralità informativa, la possibilità di creare modelli di business sostenibili per i media e la definizione di norme che bilancino innovazione tecnologica e remunerazione delle fonti editoriali.













Lascia un commento