Google gemini sotto attacco: attaccanti tentano di clonarlo con oltre 100.000 prompt

Questo testo offre una sintesi delle indicazioni emerse dal rapporto Threat Intelligence Group di Google riguardo ai tentativi di clonare Gemini AI. L’analisi descrive tattiche impiegate, obiettivi degli aggressori e misure di protezione adottate dall’azienda, evidenziando come l’uso massivo di prompt e l’accesso API possano favorire l’estrazione di logiche interne o la replicazione delle capacità del modello. I dettagli presentati delineano lo scenario delle minacce, le ricadute operative e la risposta tecnica messa in campo per contenere tali pratiche.

gemini ai: tentativi di clonazione e attacchi di distillazione

contesto e meccanismo degli attacchi di distillazione

I distillation attacks consistono nel porre ripetutamente domande al modello, analizzare le risposte e utilizzare i risultati per addestrare un prodotto concorrente. Non si tratta di furto diretto dell’infrastruttura, bensì di sfruttare l’accesso API e l’alto volume di richieste, per mappare come le risposte cambiano per temi, stili e lingue.

l’episodio gemini e l’estensione degli sforzi

Google segnala che una campagna recente ha coinvolto oltre 100.000 prompt inviati nel tentativo di stimolare l’esposizione di processi interni di ragionamento. Si sono varyati tipologie di domande e lingue al fine di individuare schemi utili a clonare capacità chiave su compiti diversi, aggirando la barriera di sicurezza e di policy.

conseguenze, violazioni e risposta tecnica

La multinazionale ha monitorato l’attività in tempo reale, ha bloccato gli account associati e ha rafforzato le misure di sicurezza per impedire ulteriori estrazioni di dati sensibili. Non sono state identificate le identità degli aggressori. Fonti indicano che molti tentativi sembrano collegati a società private e a ricercatori indipendenti in cerca di un vantaggio competitivo, evidenziando una dinamica aziendale orientata all’innovazione ma con rischi etici e legali.

uso improprio e rischi aggiuntivi

Il rapporto descrive anche episodi di phishing guidato dall’AI e di malware che impiega l’API di Google per generare codice su richiesta. Questi casi dimostrano come la competitività possa spingere attori a utilizzare strumenti avanzati per ottenere vantaggi non etici, creando potenziali vettori di rischio per utenti e sviluppatori.

esito e prospettive: il documento precisa che non si è verificata alcuna violazione dei dati e che le misure di difesa hanno contenuto i rischi. L’analisi sottolinea la necessità di un monitoraggio continuo delle API e di politiche di utilizzo più rigorose per prevenire abusi futuri, mantenendo una cornice di trasparenza e responsabilità nelle operazioni di accesso ai modelli.

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