I dispositivi Network Attached Storage (NAS) sono diventati sempre più diffusi, rappresentando soluzioni essenziali per la gestione di backup, archiviazione di dati personali e multimediali, nonché per l’hosting domestico. Nonostante la loro apparente semplicità, i NAS moderni sono veri e propri server che richiedono una configurazione attenta per garantire la sicurezza dei dati. L’esposizione a Internet tramite funzionalità di accesso remoto può infatti trasformare questi dispositivi in obiettivi vulnerabili agli attacchi informatici.
accesso remoto: il punto critico nella sicurezza dei nas
L’attivazione dell’accesso remoto su un NAS modifica radicalmente il profilo di rischio. I dispositivi non sono più confinati alla rete locale ma diventano potenzialmente accessibili da qualsiasi connessione Internet. Gli attacchi informatici non sono quasi mai mirati personalmente; si tratta spesso di bot automatici che scandagliano la rete alla ricerca di porte aperte e vulnerabilità note, senza distinzione tra grandi aziende o piccoli server domestici.
Le funzionalità integrate dai produttori per facilitare l’accesso remoto – come lo streaming media o la condivisione file – spesso aprono automaticamente porte nel firewall del router, privilegiando la comodità rispetto alla robustezza della sicurezza. Questo rende fondamentale adottare misure specifiche per rafforzare il sistema.
rafforzamento delle impostazioni base del nas
Il primo passo consiste nel blindare gli accessi interni prima ancora di configurare l’accesso esterno. Molti attacchi riescono perché vengono mantenuti i parametri predefiniti, come il nome utente “admin”, già noto agli aggressori. Disabilitare o rinominare questo account e creare un superutente con credenziali uniche è essenziale per ridurre i rischi derivanti da tentativi automatizzati di violazione.
L’attivazione della autenticazione a due fattori (2FA) su tutti gli account utenti rappresenta una protezione efficace contro il furto delle password dovuto a violazioni esterne. Inoltre, modificare le porte predefinite utilizzate dal NAS limita l’esposizione ai tentativi automatizzati di accesso indesiderato.
accesso remoto sicuro senza esposizione diretta
Per evitare che l’interfaccia di gestione sia direttamente raggiungibile su Internet – scenario ad alto rischio in caso di vulnerabilità zero-day – si consiglia l’utilizzo di una rete privata virtuale (VPN) basata su tecnologie come Tailscale o Wireguard installate direttamente sul NAS. Questo permette agli utenti autorizzati di accedere al dispositivo come se fossero sulla rete locale senza esporre porte pubbliche.
esposizione pubblica controllata tramite reverse proxy
Quando è necessario rendere disponibili servizi del NAS a terzi senza VPN, si può ricorrere a un reverse proxy che filtra le richieste prima che raggiungano il dispositivo principale. L’impiego dei certificati SSL gratuiti Let’s Encrypt assicura inoltre la cifratura del traffico tra client e server. Per aumentare ulteriormente la sicurezza è possibile implementare restrizioni geografiche mediante regole firewall per limitare gli accessi solo alle aree geografiche rilevanti.
principali personalità coinvolte:
- Tailscale
- Wireguard
- Plex Server
- Nextcloud
- Let’s Encrypt
gestione degli account e permessi utente
L’utilizzo esclusivo dell’account amministratore anche per attività quotidiane rappresenta una grave falla nella sicurezza. È fondamentale applicare il principio del minimo privilegio creando account standard con autorizzazioni limitate per operazioni ordinarie, riservando i diritti amministrativi solo alle funzioni strettamente necessarie.
Anche differenziare i permessi a seconda del dispositivo utilizzato contribuisce a contenere eventuali compromissioni localizzate evitando escalation dannose all’interno della rete domestica.
dati protetti attraverso crittografia e backup strategici
L’encryption delle cartelle condivise memorizzate sul NAS costituisce una barriera importante contro furti fisici o bypass delle credenziali d’accesso: senza la chiave crittografica i dati risultano illeggibili anche se estratti dai dischi rigidi.
A fronte della minaccia ransomware è indispensabile seguire rigorosamente la regola del backup “3-2-1”: tre copie dei dati conservate su almeno due supporti differenti, con almeno una copia off-site immutabile nel tempo tramite servizi cloud dedicati.
dettagli fondamentali:
- Crittografia integrata nelle cartelle condivise del NAS
- Copia multipla dei dati secondo lo schema “3-2-1”
- Backup off-site immutabili via cloud storage selezionato
- Differenziazione dei media usati nei backup (NAS secondario ed HDD esterno)
diminuzione della superficie d’attacco eliminando servizi inutilizzati
I moderni NAS fungono da home server abilitando numerosi servizi che possono essere superflui o potenzialmente rischiosi se lasciati attivi senza motivo. La rimozione o disattivazione periodica dei servizi non necessari riduce significativamente le vie d’ingresso possibili per malintenzionati.
Anche protocolli obsoleti come FTP o SSH vanno disabilitati quando non utilizzati mentre UPnP deve essere spento sul router poiché apre dinamicamente porte verso l’esterno senza controllo manuale diretto.
misure pratiche consigliate:
- audit mensile dei servizi attivi sul NAS
- sospensione e rimozione container Docker inutilizzati
- disattivazione protocolli legacy se non necessari
- spegimento UPnP sul router
- configurazione firewall interno con lista consentita esplicita
- alert push in caso di eventi critici quali login sospetti o guasti hardware
sintesi sull’efficacia della sicurezza nei nas domestici
Anche adottando tutte le precauzioni descritte non si raggiunge mai una protezione totale al cento percento: un hacker determinato dotato delle risorse adeguate può comunque trovare falle sfruttabili oppure emergere nuove vulnerabilità zero-day nell’OS del dispositivo stesso.
Costruire barriere robuste rende molto meno appetibile un attacco casuale da parte dei bot automatici spingendoli verso bersagli più facili e garantisce maggior resilienza complessiva in caso di compromissione parziale grazie alla segmentazione degli utenti e alle strategie di backup consolidate.
Sicurezza significa quindi ridurre rischi ed esposizioni rendendo molto più difficile penetrare nel sistema rispetto ad altri target simili.sintesi finale:
- Adozione rigorosa dell’autenticazione forte (esclusione admin default + uso della doppia autenticazione)
- Mantenimento chiuso dell’accesso remoto tramite VPN sicure invece dell’apertura diretta delle porte web management interface li >
- Impiego reverse proxy SSL + geo-blocking ove necessario li >
- Separazione degli account utenti secondo principi minimi privilegi li >
- Crittografia dati sensibili + applicazione regola backup “3-2-1” li >
- Riduzione continua della superficie d’attacco disabilitando servizi inutilizzati + controllo firewall interno rigoroso li >
- Monitoraggio costante degli eventi critici mediante notifiche push li >
- Consapevolezza che nessun sistema è invulnerabile ma occorre innalzare le difese al massimo livello possibile li > ul >
L’esperienza dimostra quanto sia indispensabile trattare ogni NAS come un elemento cruciale da proteggere attentamente all’interno dell’infrastruttura digitale personale o familiare. p >
(Immagini: Dhruv Bhutani / Android Authority) p >











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