Le recenti strategie commerciali tra Stati Uniti e Taiwan segnano un’importante svolta nel settore della produzione di semiconduttori, con un investimento significativo volto a rafforzare la presenza manifatturiera negli USA. Questa partnership si inserisce in un contesto globale dove il riavvicinamento delle attività produttive sul territorio americano rappresenta una priorità strategica.
accordo taiwan-usa da 250 miliardi per la produzione di chip
Il nuovo patto commerciale tra Stati Uniti e Taiwan prevede un investimento di almeno 250 miliardi di dollari da parte di Taiwan per sviluppare la produzione di semiconduttori nel territorio statunitense. In cambio, gli USA hanno concordato una riduzione dei dazi reciproci dal 20% al 15%, oltre a eliminare completamente i dazi su alcuni settori specifici come:
- prodotti farmaceutici generici e relativi ingredienti
- componenti aeronautici
- risorse naturali
Inoltre, il Segretario al Commercio Howard Lutnick ha confermato che TSMC, leader mondiale nella produzione di semiconduttori, ha già acquisito terreni in Arizona per avviare nuove strutture produttive nell’ambito dell’accordo.
tsmc e l’espansione produttiva negli stati uniti: un processo in corso
L’insediamento di TSMC negli USA non rappresenta una novità assoluta; infatti, già dall’anno precedente erano stati annunciati piani per ampliare le operazioni produttive sul suolo americano. Aziende internazionali come Samsung si stanno muovendo nella stessa direzione, costruendo impianti produttivi locali per aggirare i dazi sulle importazioni.
L’accordo non favorisce esclusivamente TSMC ma anche altre imprese taiwanesi coinvolte nella filiera dei semiconduttori. Essendo però TSMC il più grande produttore mondiale del settore, è naturale che ne tragga maggior vantaggio.
limiti e criticità della produzione taiwanese negli usa
Sebbene questa iniziativa possa sembrare vantaggiosa, esistono alcune restrizioni normative imposte dalle leggi taiwanesi che limitano la complessità tecnologica delle produzioni all’estero. Di conseguenza:
- I chip prodotti negli stabilimenti statunitensi potrebbero non raggiungere gli standard tecnologici più avanzati richiesti dai clienti principali come Apple, Qualcomm e NVIDIA;
- I costi di produzione negli USA risultano più elevati a causa degli investimenti iniziali necessari per l’allestimento degli impianti e delle retribuzioni del personale locale;
- Tale aumento dei costi potrebbe tradursi in prezzi finali più alti per i consumatori.
Dunque, mentre TSMC potrà beneficiare dell’abbattimento dei dazi doganali evitando penalizzazioni economiche dirette, i clienti potrebbero dover sostenere costi maggiorati legati alla nuova struttura produttiva.











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