Divieti sui social media in australia: adolescenti sempre più a rischio

Meta sollecita il governo australiano a rivedere la sua normativa pionieristica che vieta l’accesso ai social media ai minori di 16 anni. La società evidenzia come questa misura, definita un divieto totale, stia già mostrando criticità significative dopo la cancellazione di oltre 544.000 account su Instagram, Facebook e Threads nella prima settimana dall’entrata in vigore della legge.

meta e le conseguenze del divieto sui social media per i minori in australia

L’intervento legislativo non ha impedito ai giovani utenti di continuare a navigare online, ma ha provocato uno spostamento verso piattaforme più piccole e meno regolamentate, che non rientrano nel campo d’applicazione della nuova normativa. Meta descrive questo fenomeno come un effetto “whack-a-mole”, dove i ragazzi si riversano su app alternative come Lemon8 o Yope subito dopo essere stati esclusi da Instagram.

Tali servizi minori spesso non dispongono degli strumenti di sicurezza avanzati, delle funzionalità per la segnalazione e dei team di moderazione consolidati presenti nei grandi social network. Questo può esporre i minorenni a rischi maggiori nelle cosiddette “zone oscure” del web.

la proposta di meta per una verifica dell’età centralizzata negli app store

Anziché vietare singole applicazioni, Meta suggerisce che la responsabilità della verifica dell’età venga trasferita agli store digitali come Apple App Store e Google Play Store. Secondo questa proposta, questi negozi digitali dovrebbero controllare l’età degli utenti e ottenere il consenso parentale prima del download di qualsiasi app.

L’obiettivo è creare uno standard uniforme valido per tutte le applicazioni potenzialmente utilizzate dagli adolescenti, superando così il limite imposto da un elenco ristretto di piattaforme soggette al divieto. Meta ritiene che incentivare le aziende ad adottare misure di sicurezza più rigorose e a offrire esperienze adeguate all’età rappresenti una soluzione più efficace nel lungo periodo rispetto al bando assoluto.

difficoltà nell’applicazione del divieto: metodi usati dai giovani per aggirarlo

Nonostante il massiccio numero di account disattivati, molti adolescenti hanno trovato modi semplici per eludere il blocco. Tra le strategie adottate figurano:

  • utilizzo di VPN per simulare una posizione geografica diversa;
  • sfruttamento di trucchi con luci o trucco per ingannare gli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale incaricati della stima dell’età;
  • accesso tramite account genitoriali, complicando ulteriormente l’identificazione tra utenti adulti e minorenni.

Tali dinamiche confermano l’assenza di uno standard industriale condiviso per verificare l’età online in modo affidabile, rendendo difficile assicurare una conformità ragionevole alla legge vigente.

svolgimenti futuri tra posizioni governative e richieste tecnologiche

L’esecutivo australiano mantiene ferma la propria posizione difendendo il provvedimento come misura necessaria a tutelare la salute mentale dei giovani. Il primo ministro Anthony Albanese ha sottolineato l’importanza della norma nel permettere ai ragazzi di crescere lontano dagli algoritmi potenzialmente dannosi.

Mentre altri paesi europei quali Regno Unito e Francia valutano normative analoghe, Meta continua a promuovere un approccio più sfumato focalizzato sul controllo parentale e sulla supervisione degli app store. La discussione globale rimane aperta sul metodo più idoneo da adottare; intanto prosegue il processo multilivello volto alla disattivazione degli account non conformi.

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